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venerdì 26 settembre 2008

Islam, Fatwa saudita: Donne guardino con un solo occhio. Uomini impongano a moglie un niqab monofessura

Sono troppi, davvero troppi i centimetridi pelle che il niqab - il velo integrale islamico - permette divedere.
La sensibilità d'un uomo potrebbe essere turbataosservando le fessure che mostrano gli occhi, spesso truccati,delle donne.
Quindi, il noto dotto islamico Sheikh Mohammed alHabdan ha invitato i pii mariti a fare pressione sulle loro mogliper utilizzare un niqab con una sola fessura e, possibilmente, piccola: in fondo, guardare da un solo occhio è sufficiente pernon inciampare.
Il sito web della tv al Arabiya riporta estesamente il nuovoeditto religioso del predicatore, molto noto per le sueapparizioni televisive.
"Una donna pia non esce di casa truccataanche se coperta con il niqab", premette il dottore della legge. Quindi è opportuno che le donne indossino un velo che non permetta d'intravedere la lascivia del trucco. Cioè, "un niqab con una sola fessura, possibilmente piccola, giusto per noninciampare quando si cammina".
La controversa "fatwa" è stata pronunciata in una trasmissione dell'emittente satellitare religiosa, al Majd. L'imam ha invitato gli uomini a "fare pressione sulle proprie donne" perché adottino il niqab monocululare. E ha dato diverse motivazioni. Una delle quali di carattere economico.
"La donna, per abbellire la zona intorno agli occhi, spende un sproposito", ha affermato il religioso, con un'argomentazione che fa pensare a esperienze vissute in prima persona. Ma l'argomento più forte è quello sessuale. Le donne, con quel filo di trucco che s'intravede tra le fessure del niqab, "inducono in tentazione i giovani, facendo loro salire il sangue al cervello".
Non parliamo del "colmo" di quelle donne, anche sposate, che osano truccarsi sotto il velo.
"A che pro lo fanno?" chiede lo sceicco, facendo intendere d'essere ben informato sugli scopi reconditi d'un comportamento così "provocatorio". Come si rimedia, allora? Facile, le donne guardino da un solo occhio e indossino niqab all'uopo realizzati.
L'imam sostiene che bisognerebbe vietare "la vendita dei niqab non consoni alla Shariya islamica", i quali "hanno ben due fessure e, per giunta, sono spesso talmente grandi da fare intravedere le guance". Bisogna, continua il dotto, ritornare ai saggi discepoli del Profeta, che hanno imposto alle loro donne un velo casto "con una fessura piccola per un solo occhio".
In fin dei conti cosa è peggio? "Inciampare su una pietra per la strada, oppure fare incendiare le voglie d'un giovane, guadagnandosi la dannazione
eterna?"

fonte: Apcom

venerdì 19 settembre 2008

Gran Bretagna. Gli imam dell'odio: Fate più figli e conquisteremo il Regno

Il Sun filma un convegno shock di islamisti nell'East London

I predicatori dell'odio sono tornati, denuncia il Sun. Il tabloid britannico ha mandato una squadra di reporter in incognito a una riunione di islamisti nell'East London, in occasione dell'anniversario dell'11 settembre: Anjem Choudary, fra i più noti predicatori radicali, definito il successore dello sceicco Omar Bakri, ha minacciato che i musulmani conquisteranno un giorno il Regno Unito e "la bandiera dell'Islam sarà issata a Downing Street".
Choudary, il cui discorso è stato filmato ed è disponibile sul sito del Sun, sostiene che un'esplosione demografica permetterà ai musulmani di prendere il controllo del paese, che sarà finalmente governato in base alla 'sharia' o diritto islamico. "L'Islam è superiore e non sarà mai sorpassato. La bandiera dell'Islam sarà issata a Downing Street" ha dichiarato il responsabile del gruppo islamico britannico 'Al-Ghurabaa'.
Di fronte a una folla di un centinaio di giovani musulmani adoranti, scrive il Sun, Choudary ha detto che sarebbe semplice per un vasto numero di musulmani dichiarare il jihad, o guerra santa, contro il Regno Unito, e che ognuno di loro potrebbe diventare "una bomba a orologeria pronta a esplodere". Il predicatore è stato accolto con una vera e propria ovazione, quando ha dichiarato: "Circa 500 persone diventano musulmane ogni giorno nel paese".
"L'Home Office (il ministero dell'Interno britannico, ndr) riferisce che ci sono 1,5 milioni di musulmani, ma ce n'erano 1,5 milioni dieci anni fa - ha proseguito Choudary - e dal momento che i nostri fratelli a Bethnal Green, Whitechapel o altri posti (abitati in prevalenza da musulmani, ndr) hanno otto o nove figli ciascuno; otto figli da una parte, dieci da un'altra, 15 figli da un'altra...Ci dovrebbero essere almeno sei milioni di persone".
"Potrebbe essere quindi attraverso la semplice conversione che il Regno Unito diventerà uno stato islamico - ha detto ancora l'avvocato islamista - potremmo non avere mai bisogno di conquistarlo dall'esterno". La manifestazione, un dibattito su come l'Occidente ha "appreso le lezioni" dell'11 settembre, si è svolta in una sala sopra in una moschea di Leyton, fra pesanti misure di sicurezza, riferisce il Sun. All'ingresso, spiegano i giornalisti, i buttafuori chiedevano documenti di identità ai non musulmani.
"Non ci integriamo con la cristianità - ha tuonato Choudary - ci assicureremo che un giorno vi possiate integrare nella legge islamica. I nostri occhi sono su Downing Street". E ancora: "Ecco perché gli inglesi sono così preoccupati - ha affermato - sarebbe semplice per noi dichiarare la guerra santa nel paese e ognuno di noi potrebbe diventare una bomba a orologeria pronta a esplodere. Ma non siamo persone che tradiscono" ha assicurato.
Oltre a Choudary sono intervenuti al convegno durato tre ore, con tanto di pause per cibo e preghiere, alcuni dei volti più noti dell'estremismo britannico, fra cui Abu Omar, Saiful Islam, Abu Saalihah e Omar Bakri, in collegamento con la webcam dalla sua casa di Beirut. Parole di netta condanna sono seguite da parte dei musulmani moderati.
Iqbal Sacranie, già segretario del 'Muslim Council of Great Britain', ha sottolineato che "simili dichiarazioni, immorali e irresponsabili, non sono una novità da parte di Omar Bakri e la sua gente. Queste persone - ha aggiunto - sanno di non rappresentare il punto di vista della grande maggioranza, se non dell'intera comunità, dei musulmani nel Regno Unito". Scotland Yard ha chiesto al Sun una copia del video dell'evento, che sarà passato al vaglio delle forze dell'ordine. Per il momento non è stata avviata alcuna inchiesta. Ma fonti della polizia spiegano che "vogliono vedere se ci sia stata una qualsiasi violazione della legge".
fonte: NotizieAlice

sabato 10 novembre 2007

L’imam dà lezioni in tv: «Come picchiare le mogli senza fare peccato»

Il predicatore Muhammad Arifi educa i giovani alla libanese Lbc: «Le botte siano come il bacio della buonanotte. Meglio se col bastone»
Il matrimonio? È un ring dove chi rischia il ko è solo lei. Certo non tutti i musulmani la pensano così, ma lo zelante predicatore saudita Muhammad Al Arifi, interprete del Corano e del pensiero del Profeta per la televisione libanese Lbc, ha pochi dubbi. I suoi insegnamenti televisivi ai futuri mariti lasciano poco spazio all’immaginazione.
Le botte, a sentir lui, sono una componente essenziale della vita coniugale, come il buongiorno del mattino e il bacio della buonanotte. «Allah - spiega ai suoi allievi il religioso saudita - ha dato all’uomo un corpo più forte che alle donne». Quella dotta considerazione diventa la pietra angolare per spiegare l’inevitabilità delle busse, la legge del più forte che ogni moglie farà meglio a comprendere e ad accettare. Altrimenti le buscherà senza manco capire perché.Loro, le donne hanno, del resto, ben poco da lamentarsi: «Il Signore le ha dotate di corpi delicati, fragili soffici perché loro usano meglio le emozioni del fisico... mentre l’uomo deve per forza usare le mani per riportare la moglie alla disciplina, lei può convincerlo usando le lacrime».
Insomma lui magari la picchia, ma lei può rifarsi con un bella frignata. «L’uomo - precisa il dotto Al Arifi - è condannato a infuriarsi, la donna ottiene quel che vuole piangendo e facendo leva sulle emozioni». L’impari battaglia - fa intendere il religioso - è impossibile da vincere e i maschietti dopo aver strillato una, due, dieci volte non possono che passare all’azione. Attenzione, randellare la moglie non è né immediato, né inevitabile. Prima di farla nera ci sono almeno due passaggi obbligati: «Prima mettetela sull’avviso, una due tre quattro anche dieci volte, se questo non basta incominciate con il non farvi trovare a letto». L’abbandono del talamo, assicura Al Arifi, dovrebbe bastare. Una moglie non vedendo il marito coricarsi dopo una giornata di silenzi dovrebbe capire che è ora di far marcia indietro.
Ma ci sono anche le cocciute e le egoiste. Sono quelle così sicure di sé e così convinte di aver ragione da dire fra sé e sé: «Grazie a Dio se n’è andato per i fatti suoi, così avrò tutto il letto per me, potrò dormire da sola e rotolarmi da una parte all’altra come piace a me». Quando la moglie supera anche quell’estrema soglia d’impertinenza, il povero marito deve per forza ricorrere a quella che Al Arifi chiama «terza opzione». «Bastonarla», semplifica soddisfatto il pubblico dello studio televisivo. Al Arifi scuote la testa, sorride per tanto sano e naturale impeto. «Questo è giusto, ma come si fa a bastonarla, sentiamo un po’...». Alla fine tocca al religioso spiegare la raffinata arte delle botte coniugali. Innanzitutto niente colpi al volto. La regola del resto vale anche per asini e cammelli: «Se volete far camminare un cammello o un asino non potete colpirlo in faccia, quel che vale per le bestie deve valere anche per gli esseri umani». Sbaglia anche chi risparmia alla moglie denti rotti e occhi neri, ma la legna sul resto del corpo.
Il segreto, consiglia Al Arifi, sta nell’interpretare la regola islamica che impone di colpirla «con un bastoncino». Se nell’ineluttabile urgenza della «terza opzione» il marito non trova uno stecchino, può usare «qualcosa di simile», ma non mettere mano a bottiglie, a spranghe o coltelli. Quelli - raccomanda il religioso - sono proibiti. «Fate sempre attenzione – aggiunge – a usare un bastoncino sufficientemente gentile» perché menare il somaro o la moglie non è la stessa cosa: «Un asino comprende solo le botte, ma una donna è, in genere, più sensibile alle emozioni». Dunque meglio contenere l’ira, non lasciarle troppi segni addosso e non farla sanguinare. Mai e poi mai imitare quelli che «colpiscono le mogli come se prendessero a pugni il muro, centrandole da destra a sinistra, senza risparmiarle neppure i calci... Fratelli – si raccomanda Al Arifi - così non va bene, non potete trattare così con un essere umano».
La moglie va bastonata non per farle male – spiega il predicatore - ma per farle capire di esser andata troppo oltre, di aver superato il limite della maschia sopportazione. Insomma botte a volontà, ma con virile lucidità e mascolino giudizio.
il Giornale

venerdì 28 settembre 2007

Al Qaeda si finanzia nelle moschee durante il Ramadan

Il mese di Ramadan, sacro per tutti i musulmani, è diventato un problema per gli apparati di sicurezza della maggior parte dei paesi arabi. Nel corso del mese di digiuno si svolgono numerose attività, come gli incontri comunitari nelle moschee e la raccolta della Zakat, che servono ai gruppi terroristici per reclutare nuovi seguaci e rifornirsi di danaro.
In particolare, il problema si pone in Algeria, dove è certo che parte dei soldi della Zakat versati dai musulmani vengono usati per finanziare al-Qaeda nel Maghreb islamico. A dirlo chiaramente sono stati il Dipartimento di Stato americano e l'ambasciata statunitense ad Algeri.
Secondo quanto riporta il giornale arabo 'al-Quds al-Arabi', i diplomatici americani sono molto preoccupati per il fatto che il danaro versato dai fedeli - in ottemperanza al terzo pilastro dell'Islam, che prevede la sua redistribuzione ai più poveri della comunità - possa invece finire sui monti dove si nascondono i terroristi. Per questo una delegazione del governo americano ha incontrato nei giorni scorsi il ministro algerino per gli Affari religiosi, Bouabdullah Ghulamallah, al quale ha espresso le proprie preoccupazioni.
Il ministro, però, sembra che abbia risposto stizzito alle domande degli americani, sottolineando come la responsabilità dell'uso di questi soldi non sia del ministero bensì degli stessi donatori. Un funzionario del ministero ha inoltre aggiunto che Ghulamallah avrebbe anche respinto la richiesta degli americani di affiancare ai loro dirigenti una squadra di tecnici per la gestione dei fondi della Zakat.Riferiscono alcune fonti che ogni anno, in Algeria, si raccolgono durante il Ramadan circa un miliardo di dollari, buona parte dei quali dovrebbero finire in un conto corrente bancario del ministero per gli Affari religiosi per essere convertiti in opere destinate ai più poveri. L'unico accordo trovato con gli americani, invece, sembra sia stato quello di dar vita, con i soldi della Zakat, a un fondo con il quale prestare danaro alle famiglie più bisognose, senza interessi, per dare vita a piccoli progetti imprenditoriali che li aiutino a diventare economicamente indipendenti.Maggiori preoccupazioni per l’impiego della Zakat a fini terroristici, si hanno tuttavia in paesi come l’Arabia Saudita, dove, grazie alla presenza di generosi emiri, i gruppi radicali islamici riescono a raccogliere molti più fondi. In generale, comunque, l'avanzata del terrorismo in tutti paesi arabi sta costringendo le autorità locali a prendere nuovi provvedimenti per evitare che il Radaman ed i suoi riti diventino occasione per il finanziamento e la propaganda delle cellule di al-Qaeda.
Stando alla Tv satellitare ‘al-Arabiya', il ministero degli Affari islamici di Ryiad ha diffuso nuove direttive sulla gestione dell'Iftar, la tradizionale rottura del digiuno, e la raccolta della Zakat. Per quanto riguarda l’Iftar, che consiste nell’offrire da mangiare a un gruppo quanto più numeroso di persone come forma di espiazione dei propri peccati, se prima i fedeli erano soliti organizzare questi pranzi collettivi all'interno delle moschee in modo autonomo, da oggi in poi potranno farlo solo dopo aver ricevuto un regolare permesso da parte delle autorità locali.
Più dure invece sono le nuove norme sulla raccolta della Zakat. In passato, nel regno saudita, associazioni private e moschee raccoglievano autonomamente il denaro dai fedeli, redistribuendolo come meglio credevano. Questo genere di pratica ha permesso il finanziamento di gruppi estremisti costringendo il governo ad intervenire.
Sarà proibito alle persone non autorizzate di esporre casse per la raccolta delle offerte nei negozi e nelle moschee, così come non sarà più possibile chiedere denaro per strada. Il delegato del ministero per gli Affari islamici, Abdelaziz al-Seideri, ha lanciato un appello a tutti i fedeli e agli Imam attraverso l'agenzia di stampa saudita, affinché il denaro raccolto per il Ramadan venga dato solo agli enti caritatevoli autorizzati dal governo.
Hazma Boccolini

mercoledì 5 settembre 2007

In Algeria dure misure restrittive contro chi fa proselitismo religioso non musulmano

Sarà anche questione di guerra di religione ma la cosa ha del diabolico. Di solito funziona così. Sei lì seduto su una panchina del parco che ti fai un po’ i fatti tuoi quando ti si avvicina un tipo, per niente sospetto, anzi persino simpatico, disponibile, alla mano. Che chiacchierando così del più e del meno a un certo punto la butta lì sul religioso, ti chiede la tua sul cristianesimo, sulla parola di Dio, sul catechismo. Robe normali, come si fa all’oratorio.
Poi all’improvviso con la pupilla che brilla come la lama di un coltello stringe lo sguardo e con un sorriso strano ti dice: «Sì, certo, è vero, non che non sia d’accordo su quello che dici ma ce l’avresti mica un Vangelo sotto mano, che ci diamo un occhio?...» E come no, amico mio, eccolo qua... «È così che ti fregano - racconta adesso rigorosamente coperto dall’anonimato un algerino convertito al cristianesimo al quotidiano al-Khabar -. È stato un agente della polizia in borghese a fermare per strada uno dei miei fratelli di fede, gli ha chiesto una copia del Vangelo e quando il mio amico lo ha tirato fuori dal tasca per darglielo sono scattate le manette. Sono un poliziotto, gli ha detto, e ti ho beccato in flagranza di reato». L’amico in questione è uno dei cinque cristiani algerini sotto processo a Tizi Ouzou, in Cabilia con l’accusa di aver fatto propaganda al cristianesimo e di aver convinto amici e conoscenti ad abbracciare la fede cristiana. Per questo serviva una lezione. Perchè le autorità di Algeri hanno appena deciso di applicare dure misure restrittive contro chi predica fedi diverse da quella musulmana. E quei cinque si sono fatti trovare al posto giusto nel momento sbagliato.
Loro si difendono come possono, dicono di aver scelto il cristianesimo rispettando la libertà di opinione prevista dalla Costituzione algerina, spiegano che l’accusa di proselitismo altro non è che una trappola fabbricata ad arte dalla polizia. Ma non basterà a salvarli dalla condanna. Non è la prima volta che la polizia applica alla lettera la legge «per il rispetto del sentimento religioso». La scorsa estate, sempre a Tizi Ouzou, sono stati fermati alcuni francesi di un gruppo evangelico solo perchè uno dei predicatori aveva affittato una villa in Cabilia per tenere le sue prediche.
E tanto è bastato per mettere in agitazione il Paese. Anzi, è proprio per arginare le crescenti attività di proselitismo di tutte le fedi e per richiamare la popolazione alla fedeltà all’Islam, che il ministero per gli Affari religiosi, che consente la libera professione solo alle organizzazioni riconosciute dalle autorità, ha spedito a Tizi Ouzou i più noti imam telepredicatori arabi, come lo sceicco Yusuf Qaradawi di al-Jazeera, certi almeno di fare audience.
Al-Khabar, lo stesso giornale che ieri l’altro aveva denunciato le violenze sessuali subite dai bambini che frequentano le scuole coraniche da parte di imam pedofili, racconta che sono soprattutto i cristiani a subire le restrizioni più dure in Algeria. Perchè sulle panchine del parco accanto a te a volte può sorriderti qualcosa di diabolico.
Il giornale

mercoledì 25 luglio 2007

Moschee, la mappa dei predicatori dell’odio in Italia

La rete della violenza integralista attraversa tutto il Paese
Per ovvi motivi non entreremo nei dettagli delle dodici inchieste più delicate sui predicatori d’odio e sulle moschee monitorate in queste ore per proselitismo alla jihad.
Ci limiteremo, sfogliando l’aggiornato dossier dell’Antiterrorismo, a dare un quadro d’insieme sui centri islamici e i luoghi di culto dove la religione talvolta è mera copertura, la preghiera una scusa per l’indottrinamento alla guerra santa.Partiamo da Perugia, dov’è finito dentro l’imam di Ponte Felcino, uno dei tanti religiosi che nei loro sermoni prendono ispirazione dai cattivi maestri pro Bin Laden come Abu Qatada, Omar Bakri e Abu Hamza al Masri.
Il capoluogo umbro dove all’università per stranieri studiava un certo Ali Agca è considerato la culla degli imam itineranti pakistani, ortodossi del Tablig Eddawan (presenti anche a Desio), otto dei quali sono stati espuslsi due anni fa.
I centri di preghiera, ufficiali e no, sono difficili da censire. C’è tensione tra i frequentatori per la spinta integralista che ha costretto l’imam Abdel Qader a chiudere temporanemante la moschea e a respingere le minacce di colleghi fondamentalisti.
Tra le moschee nel mirino c’è ancora Cremona dove l’ex imam Mourad Trabelsi è stato condannato a sette anni. Precedentemente in cella ci finì il predicatore itinerante Mohamed Rafik (reclutava kamikaze per l’Irak) mentre il terzo ex imam della filanda in via Massarotti, il marocchino Ahmed El Bouhali (già arrestato nel 1998) dopo il proscioglimento è morto combattendo in Afghanistan.
MILANO CROCEVIA RADICALE
Milano e la Lombardia restano il crocevia delle inchieste più importanti. Sott’inchiesta, per le rivelazioni del pentito Riadh Jelassi, l’imam di viale Jenner, Abu Imad («ci faceva il lavaggio del cervello») parigrado del noto Abu Omar, imam di via Quaranta, che il pm Armando Spataro ha definito «capo terrorista». Un altro pentito, Thili Lazhar, ha spiegato come in viale Jenner venivano istruiti i futuri kamikaze.
Il filo del terrore che si dipana attraverso molti frequentatori delle moschee milanesi porta agli attentatori dell’11 settembre, a quelli della stazione di Madrid (vedi Osman Rabei), ai mujaheddin legati ad Al Qaida (tra i tanti l’egiziano Abdelkaer Es Sayed, l’algerino Hafed Remadna, segretario dell’imam di viale Jenner).
Occhi puntati su Segrate tra i frequentatori della moschea guidata da quell’Ali Abu Shawima che ha recentemente lamentato una cattiva stampa dopo l’esternazione sull’Italia «che sarà convertita all’Islam entro dieci anni», e a Gallarate dove la moschea è stata chiusa tempo fa e dove si scava tra i contatti dell’ex imam Mohammed El Mafoudi, noto per le sue prediche al vetriolo, arrestato per terrorismo nel 2003 e poi assolto.
A Varese la rocambolesca assoluzione dell’ex imam Abdelmajid Zergout ha fatto esplodere polemiche per la sua possibile espulsione al pari del predecessore, Abou Ayoub; a Brescia la condanna di Kamel Hamroudi ha riacceso i fari su almeno quattro imam a lui collegati, mentre a Como si continua a lavorare sui seguaci di un altro imam espulso nel 2004, Ben Mohamed.Chi ha lasciato dietro di sé emuli pericolosi sono l’ex imam torinese Ebid Abdel Aalil (arrestato per gli attentati a Luxor nel ’97) e il macellaio Bourika Bouchta, l’ex imam di Porta Palazzo che pubblicamente esaltava Osama, espulso a settembre 2005: l’Antiterrorismo spulcia tra i fedeli della moschea di via Cottolengo, famosa per le prediche anti-occidentali dell’imam Khohaila («gli infedeli vanno uccisi») in quelle di San Salvario rette da Mahmod Sinasi nonché tra i religiosi vicini al predicatore senza moschea, Abdoul Qadir Fall Mamour, noto come l’imam di Carmagnola, espulso a novembre 2003.
Stesso discorso per Vercelli, con gli sviluppi delle indagini sulla moschea avviate nel giugno 2005. Poi si passa a Como, ancora regno dell’imam (espulso) Snoussi Hassine Ben Mohammed, e a Bergamo, nell’entourage religioso di via Cenisio del ricercato Abou Britel El Passim, il cui indirizzo spuntò negli archivi di Al Qaida a Kabul. Altro capitolo ritenuto «investigativamente interessante» è quello di Verona dove si studiano i sermoni dell’imam Wagdy Ghoneim, quello che lo scorso marzo avrebbe invitato i fedeli musulmani «a governare le donne come le pecore perché stupide quanto le bestie».
In Veneto l’attenzione è sui luoghi di culto di Vicenza e tra Badia Polesine e Motta di Livenza (dove già sono emersi legami con gruppi terroristici di matrice salafita) e in quel di Bassano dove l’imam Ezzedin Fatnassi è stato perquisito dalla Digos. Sulla costruzione della nuova moschea guidata dall’imam Feres Jabareen a Colle Val d’Elsa, Siena (che condannò l’esecuzione di Saddam), l’Antiterrorismo da mesi segue l’attivismo di alcuni religiosi già collegati a Rachid Mamri, l’ex imam fiorentino di Sorgane, accusato di contiguità con terroristi marocchini, ritenuto il capo-reclutatore della cellula toscana, ma assolto a gennaio 2006.
FANATICI DEL CENTRO-SUD
Scendeno per lo Stivale, altro sito «sensibile» è la moschea di Sassuolo di via Cavour che ad aprile ha ospitato i predicatori d’odio Sheik Rajab Zaki e Al Barr, e la moschea El Nur di Bologna vicina alle posizioni del leader Abu Qatada.
Sott’inchiesta a Milano c’è finita anche la moschea di Carpi mentre a Reggio Emilia i controlli si sono intensificati dopo il corteo contro le «vignette di Satana» guidato dall’imam Mahamed Ahmad. Passando per Roma, dove si lavora sugli orfani dell’imam Hemman Abdelkrini espulso dopo le omelie pro Hamas, polizia e carabinieri puntano su sedici centri religiosi (tra questi Centocelle dell’imam Samir Khaldi, nel quale si recò Hamdi Adus Issac, ricercato per le bombe di Londra).
Scendendo ancora si passa per Latina e per una decina di moschee campane, dove tengono banco i sostenitori dell’ex indagato Gasry Macine, già imam della moschea di Aversa, o a Napoli dove l’ex imam Macine Nacer Ahmed è finito in manette due settimane fa a Parigi. È fitto l’elenco è fitto di accertamenti in corso sui predicatori d’odio in Puglia (Bari e Taranto), Calabria, soprattutto in Sicilia con l’enclave di Mazara del Vallo dove il moderato imam, Sta Outi Toutaoni, deve guardarsi dalle nuove leve radicali che predicando la jihad e, diffondendo l’odio, raccolgono un inarrestabile consenso.

Gian Marco Chiocci – Il Giornale

martedì 24 luglio 2007

Terrorismo. Il gruppo di Perugia non si sarebbe mai fermato

Non c'erano segni di una prossima interruzione dell'attivita' di addestramento e propaganda svolta dall'imam di Ponte Felcino Mostapha El Korchi insieme ai custodi della moschea, Mohamed El Jari e Driss, quando la polizia e' intervenuta.
Anzi la loro attivita' era in pieno svolgimento. E ora l'indagine punta a chiarire a cosa servivano le tante sostanze chimiche trovate nella casa dell'imam e i documenti, tra cui alcune cartine, trovate durante le perquisizioni.Nella richiesta di applicazione delle misure cautelari il magistrato titolare dell'inchiesta aveva evidenziato come non esistesse la prova che il gruppo si accingesse a elaborare programmi concreti da realizzare.
Non emerge al momento la sussistenza di potenziali, specifiche azioni criminali in danno di acquedotti, aeroporti o comunque luoghi identificati ha ribadito oggi la procura della Repubblica di Perugia.La situazione e' stata di fatto cristallizzata, come ha spiegato oggi un investigatore. Gli investigatori si stanno concentrando quindi sul materiale sequestrato.
Nelle prossime ore cominceranno le analisi della polizia scientifica sulle sostanze trovate in tre bidoni nella cantina di Korchi (potenzialmente esplosive e incendiare se miscelate secondo i primi rilievi). Digos e Ucigos stanno anche passando al setaccio il materiale trovato nel corso delle perquisizioni.
Tra i documenti ci sarebbero anche alcune cartine geografiche dalle quali comunque gli inquirenti non avrebbero pero' ricavato indicazioni particolari su una possibile attivita'. Esaminati attentamente anche tutti gli stranieri passati per la moschea per stabilire se qualcuno abbia poi effettivamente messo in pratica l'addestramento ricevuto.Notevole anche il materiale informatico sequestrato in occasione dei controlli, oltre una ventina, nelle abitazioni degli stranieri indagati a piede libero.
Tra questi anche l'imam di Pierantonio, frazione di Umbertide non lontana da Ponte Felcino. Materiale 'del tutto ininfluente' secondo il suo difensore, l'avvocato Nicodemo Gentile. All'uomo gli investigatori sono risaliti in quanto aveva frequentato la moschea di Ponte Felcino. 'Il mio assistito - ha spiegato il legale - vive in Italia da 18 anni e lavora come metalmeccanico.
La sua e' sempre stata una vita cristallina nel rispetto delle regole'.Dall'inchiesta emerge intanto che Korchi su Internet ha consultato anche mappe di non meglio specificate aree utilizzando il sito Google earth. Cosi' come ha svolto - secondo l'accusa - opera di addestramento nella moschea, mostrando tra l'altro a uno dei frequentatori l'uso di un coltello da combattimento.Gli investigatori ritengono pero' che i tre marocchini fossero anche impegnati in una intensa opera di radicalizzazione della locale comunita' islamica. Una modalita' ispirata alla globalizzazione dell'Islam cosi' come propagandato dai siti jihadisti.
La strategia farebbe parte di un piu' ampio progetto di radicalizzazione dei luoghi di culto della zona, attraverso un progetto di unificazione delle principali moschee umbre. E dall'ordinanza di custodia cautelare emerge che il progetto era in una fase avanzata di attuazione.
tratto da Agenzia Ansa