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domenica 24 agosto 2008

Ragazze cristiane rapite, convertite e sposate a musulmani: difficile il ritorno per una di loro

Saba e Anila Younas, cristiane, sono state rapite e sposate lo scorso 26 giugno da un gruppo di musulmani e costrette a convertirsi all’islam. Un referto medico stabilisce che la maggiore ha 16 anni ed è in grado di contrarre matrimonio. Il legale annuncia battaglia: arriveremo alla Corte Suprema.
Lahore (AsiaNews) – Si fanno più flebili le speranze di un ritorno a casa per le due ragazze cristiane rapite da un gruppo di musulmani lo scorso 26 giugno nel villaggio di Chowk Munda, nella provincia del Punjab. Secondo l’avvocato della difesa, la situazione è più complicata per la maggiore delle due sorelle, Saba Younas, costretta all’indomani del rapimento a sposare un giovane musulmano e a convertirsi all’islam.
Lo scorso 6 agosto il giudice Malak Saeed Ejaz, dell’Alta Corte di Lahore, ha disposto una perizia medica sulla ragazza in base alla quale sarebbe emerso che “l’età biologica” è di 16 anni (o 17) e non 13 come testimonia il certificato di nascita rilasciato dalla parrocchia cattolica di appartenenza. “Dopo il responso del referto medico – afferma Rashid Rehman, legale della famiglia – le possibilità che Saba torni dai genitori si riducono”, poiché a 16 anni le ragazze hanno raggiunto la "pubertà" ed è possibile “contrarre regolare matrimonio”. In fase di dibattimento, fra l’altro, la ragazza avrebbe confermato di “avere 17 anni”, di essersi “convertita all’islam” e aver contratto matrimonio “volontariamente”.
Se le speranze per la sorella maggiore sono pressoché nulle, continua invece la battaglia per riportare a casa la minore delle due, Anila di 10 anni; e un eventuale ritorno di Anila potrebbe convincere anche Saba a cambiare idea, trovandosi da sola in una famiglia che non le appartiene. Secondo Khalid Raheel, zio delle sorelle, dietro la decisione di Saba di testimoniare a favore dei rapitori in tribunale vi sarebbero “pressioni e minacce” e ribadisce di avere in mano documenti che “comprovano il fatto che ha solo 13 anni”.
Il legale della famiglia annuncia infine che è terminata la fase del dibattimento in aula; la sentenza è attesa per martedì 9 settembre. Fino a quel momento le due sorelle rimarranno nel centro di accoglienza per sole donne nel quale sono state trasferite ad inizio agosto, come stabilito dal giudice. “Se la sentenza non sarà positiva – annuncia Rashid Rehman – faremo ricorso alla Corte Suprema del Pakistan”.

giovedì 20 settembre 2007

Choc a scuola, arriva un manuale per piccoli atei

Il testo scritto da un docente per mettere in ridicolo i credenti. Circola in diversi istituti del Nord
Roma - Il titolo è inequivocabile: Il Piccolo Ateo. Il sottotitolo pure: «Anti Catechismo per giovani che non si vogliono fare fregare».
Lo ha messo nero su bianco Calogero Lillo Martorana, napoletano, professore nelle scuole superiori e «ateo razionalista». A dispetto di quel «giovani» che appare sulla copertina si tratta di un testo pensato e scritto per i bambini e i ragazzi delle medie.
Per iniziarli all’ateismo sin dalla più tenera età, mettendo in ridicolo il cattolicesimo. «Lo abbiamo ricevuto da nostri associati e circola in varie scuole del Nord Italia», segnala Barbara Sciarra, capo ufficio stampa del GRIS, il Gruppo cattolico di ricerca e informazione socio-religiosa.
In 52 pagine a caratteri molto grandi il docente ateo cerca di convertire gli alunni lanciando accuse grossolane. «Per “credere” non c’è bisogno né di avere un’istruzione né di avere una testa che pensa; anzi, per credere, l’intelligenza, la saggezza, la razionalità e l’istruzione (quindi la scuola) sono tutte cose dannosissime», scrive Martorana cercando di far passare per ebeti miliardi di credenti.
Come «ottima prova» della non esistenza di Dio, l’autore propone, in venti righe, l’esistenza della sofferenza, mentre poco dopo spiega che è «la paura della morte a farci illudere che c'è Dio».
«La fede - scrive ancora - è proprio una benda sugli occhi, non c’è altro modo per definirla! E non c’è proprio niente di eroico in essa, perché chi si illude così significa che non vuole ragionare, significa che non vuole capire». Qualche altra chicca tratta dal volumetto: «Ci vuole qualcuno per mettere le anime dentro tutti i neonati: e da dove le prendono? C’è una fabbrica? E secondo quali criteri le distribuiscono? E se a qualcuno capita l'anima di un altro?».
Monologhi buoni per un canovaccio da cabaret, se letti da un adulto, che possono però essere subdolamente efficaci su un bambino.Parlando dell’eucaristia, l’autore osserva: «Nella fantasia credulona dei cristiani, “comunione” significa entrare in contatto con Dio; attraverso l’ingoio dell’ostia, i cristiani credono che Dio entri in noi e in tal modo noi diventiamo “vaccinati” contro le tentazioni e sciocchezze simili... La prima comunione, come altre cose simili, serve solo al Vaticano per non perdere i fedeli per strada».
In un altro capitolo, dal titolo inequivoco «Dio ci rende schiavi», il professore ateo scrive: «I cattolici cominciano molto presto le proprie violenze alla tua libertà, col battesimo, iscrivendoti per forza nei loro registri; e poi proseguono minacciando l’Inferno se non fai quello che vogliono loro, ricattandoti col “peccato” che ti costringe ad aver paura di tutto (specialmente del sesso), chiamando “buoni” i cristiani e “cattivi” gli altri, cercando in tutti i modi di renderti servo sciocco di un invisibile dio e di un papa arrogante e autoritario».
Su molte grandi questioni, come il bene e il male, il docente catechizza così i suoi piccoli aspiranti: «Non c’è il male sicuro e non c’è il bene sicuro, tutto dipende da noi, da come noi pensiamo le cose, dall’epoca in cui nasciamo, dalla zona del mondo in cui viviamo, eccetera». Mentre questi sono i consigli sul sesso: «Coi genitori, coi preti e con gli adulti in genere, non potrai mai parlare di sesso!... I genitori che sembrano più “moderni” arrivano a dire che il sesso va fatto solo quando c’è l'amore; ma questo non significa proprio niente, il sesso e l’amore sono due cose distinte, meglio se stanno insieme, ma non è obbligatorio».
Il manualetto si conclude con una carrellata di paragrafetti che contengono una livorosa sintesi di duemila anni di storia e presentano i cristiani sempre come i «cattivi», adossando alla Chiesa cattolica (sic!) persino il genocidio del Ruanda.
Si disprezza la tradizione cristiana
«Si aggredisce brutalmente la tradizione cristiana, disprezzandola per il puro gusto di disprezzarla». È preoccupato il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignor Luigi Negri, dopo aver scorso il manualetto del piccolo ateo che si cerca di diffondere nelle scuole.
La prima reazione?
«Siamo di fronte a un anti cristianesimo becero e alla non volontà di dialogare e di discutere anche mettendo in campo ipotesi alternative a quella cattolica ma suffragate con una consistenza culturale. Mi è sembrata la traduzione stupida e grossolana dell’Enciclopedia degli Illuministi: ha la stessa presunzione, ma con due secoli di usura e un livello infinitamente più basso. Ricordo che Voltaire usava per la sua corrispondenza della carta con stampato in cima al foglio “Distruggete l’infame”. E si riferiva alla Chiesa».
L’autore vuole «convertire» all’ateismo le giovani generazioni...
«Lo stile è quello di chi si rivolge ai bambini, è lavolontà di distruggere la fede inun momento in cui c’è attesa e accoglienza. Proprio in un momento in cui sono cadute le ideologie e viviamo una situazione di debolezza nelle motivazioni e di domanda fortissima da parte dei giovani di esperienze vere e grandi, quella persona non ha saputo fare altro che proporre un surrogato trash di scientismo fai-da-te».
Il Gris sostiene che questa pubblicazione si sta diffondendo nelle scuole del Nord. Perché, secondo lei, questo avviene?
«Queste bassezze si diffondono perché non abbiamo ancora trovato il modo di ridar forza a una tradizione popolare che ha formato la nostra gente e che oggi ci si può permettere di trattare come meno di niente. Il manuale del piccolo ateo è la prova di un disastro antropologico. Oggi trattano così il cattolicesimo, domani potrebbero farlo con qualsiasi altra tradizione religiosa».
il Giornale
Scuola On. Isabella Bertolini: Inaccettabile in aula il manuale ‘il piccolo ateo’ contro il cattolicesimo
È inaccettabile che in alcune scuole italiane sia permesso distribuire e far circolare documenti che discreditano il cattolicesimo e mettono in ridicolo i credenti. L'articolo de Il Giornale denuncia un fatto gravissimo.
Lo affermano i Deputati di Forza Italia fondatori e membri dell'associazione "Valori e Liberta'": Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Gabriella Carlucci, Simonetta Licastro Scardino, Giuseppe Cossiga.
Abbiamo intenzione – sottolineano i Parlamentari di Forza Italia - di presentare immediatamente un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro Fioroni per indurlo a verificare ed eventualmente bloccare la diffusione di un libercolo gravemente offensivo per il sentimento religioso di migliaia di famiglie italiane.
Ci chiediamo cosa succederebbe se un simile affronto venisse diretto contro l'Islam e i fedeli musulmani. Altro che vignette su Maometto.
Come minimo l'istituto scolastico sarebbe messo a ferro e fuoco e l'autore del documento condannato a morte. Ovviamente non chiediamo reazioni di questo tipo.
Di certo chiederemo al governo che negli istituti scolastici italiani si rispetti il sentimento religioso di centinaia di migliaia di genitori che hanno tutto il diritto di chiedere che i propri ragazzi non vengano traviati e condizionati da testi offensivi e denigratori.

mercoledì 5 settembre 2007

Nei Paesi islamici non c’è spazio per altre religioni

Le notizie che arrivano dall’Algeria confermano che, quando si parla del rapporto fra libertà religiosa e islam, una cosa è la teoria e l’altra è la pratica.
La legge dell’islam, la sharia, permette ai «popoli del Libro», i cristiani e gli ebrei, la pratica privata del culto ma non il proselitismo. Le genti «del Libro» sono nella condizione precaria di dhimmi, «protetti». Quanto ai seguaci di religioni non «del Libro», non godono neppure della libertà di culto.
Proprio perché si ritiene che il marito influisca sulla fede della mogli, la sharia autorizza un musulmano a prendere una moglie «del Libro», mentre un uomo cristiano o ebreo non può sposare una donna musulmana.
Secondo la scuola giuridica più rigida - che è al potere in Arabia Saudita - c’è poi un’eccezione per la penisola arabica, terra considerata tutta sacra dove i cristiani (pure oggi numerosi fra gli immigrati) non possono neppure praticare il loro culto (e anche una semplice preghiera, se colta da un musulmano, rischia di avere conseguenze molto gravi).
Prescindendo da quei teologi progressisti che ritengono superati questi divieti - e che trovano spazio in Occidente sui giornali e nei congressi, ma ne hanno assai meno nei Paesi islamici - un normale manuale di diritto islamico ci dirà che - a seconda delle scuole giuridiche, delle leggi e della prassi consolidata - ci sono quattro tipi di situazione.
Nella peggiore - quella dell’Arabia Saudita o dell’Afghanistan dei talebani (le cui norme continuano a essere applicate nelle zone tribali afghane e pakistane che controllano) - i popoli «del Libro», dunque i cristiani, non possono neppure celebrare la Messa o pregare. Nei regimi religiosi che detengono il potere nella grande maggioranza dei Paesi musulmani i cristiani possono celebrare Messa nelle loro chiese e pregare in casa propria, ma le leggi vietano il proselitismo e puniscono con la morte l’apostasia del musulmano che si converte ad altra fede. Anche dove - su pressioni occidentali - le leggi più aspre sono state attenuate - e in teoria l’apostata non rischia più la pena di morte - altre norme rischiano di avere le stesse conseguenze. Per esempio, l’omicidio dell’apostata da parte della famiglia musulmana di origine è considerato un «delitto d’onore» e punito con pene molto lievi.
C’è poi un terzo gruppo di Paesi dove si sono affermati governi laici (non tutti democratici) - la Turchia, la Tunisia, l’Algeria - e le leggi garantiscono la libertà religiosa.
Questa, però, è la teoria. In pratica anche i regimi laici non garantiscono affatto la sicurezza alle minoranze cristiane e tanto meno ai musulmani che si convertono. Anzitutto, tanto più fuori delle grandi città, polizia e tribunali spesso ignorano le leggi e continuano a vessare i cristiani e a punire i convertiti. Un qualche pretesto si trova sempre.
Anzi, una lunga esperienza di viaggi in Paesi islamici mi conferma che quello che è accaduto in Algeria è comune. Spesso sono agenti provocatori della polizia a mostrarsi interessati al cristianesimo per poi arrestare i cristiani accusandoli di proselitismo.
In secondo luogo, le minoranze cristiane sono piccole e poco influenti. Quando i regimi laici si sentono minacciati dalla marea montante del fondamentalismo, una delle prime concessioni che fanno agli estremisti per cercare di evitare il peggio è proprio prendersela con le minoranze.
Con poche eccezioni, anche la libertà religiosa proclamata dai regimi laici in terra islamica è sempre una libertà vigilata.
il Giornale

In Algeria dure misure restrittive contro chi fa proselitismo religioso non musulmano

Sarà anche questione di guerra di religione ma la cosa ha del diabolico. Di solito funziona così. Sei lì seduto su una panchina del parco che ti fai un po’ i fatti tuoi quando ti si avvicina un tipo, per niente sospetto, anzi persino simpatico, disponibile, alla mano. Che chiacchierando così del più e del meno a un certo punto la butta lì sul religioso, ti chiede la tua sul cristianesimo, sulla parola di Dio, sul catechismo. Robe normali, come si fa all’oratorio.
Poi all’improvviso con la pupilla che brilla come la lama di un coltello stringe lo sguardo e con un sorriso strano ti dice: «Sì, certo, è vero, non che non sia d’accordo su quello che dici ma ce l’avresti mica un Vangelo sotto mano, che ci diamo un occhio?...» E come no, amico mio, eccolo qua... «È così che ti fregano - racconta adesso rigorosamente coperto dall’anonimato un algerino convertito al cristianesimo al quotidiano al-Khabar -. È stato un agente della polizia in borghese a fermare per strada uno dei miei fratelli di fede, gli ha chiesto una copia del Vangelo e quando il mio amico lo ha tirato fuori dal tasca per darglielo sono scattate le manette. Sono un poliziotto, gli ha detto, e ti ho beccato in flagranza di reato». L’amico in questione è uno dei cinque cristiani algerini sotto processo a Tizi Ouzou, in Cabilia con l’accusa di aver fatto propaganda al cristianesimo e di aver convinto amici e conoscenti ad abbracciare la fede cristiana. Per questo serviva una lezione. Perchè le autorità di Algeri hanno appena deciso di applicare dure misure restrittive contro chi predica fedi diverse da quella musulmana. E quei cinque si sono fatti trovare al posto giusto nel momento sbagliato.
Loro si difendono come possono, dicono di aver scelto il cristianesimo rispettando la libertà di opinione prevista dalla Costituzione algerina, spiegano che l’accusa di proselitismo altro non è che una trappola fabbricata ad arte dalla polizia. Ma non basterà a salvarli dalla condanna. Non è la prima volta che la polizia applica alla lettera la legge «per il rispetto del sentimento religioso». La scorsa estate, sempre a Tizi Ouzou, sono stati fermati alcuni francesi di un gruppo evangelico solo perchè uno dei predicatori aveva affittato una villa in Cabilia per tenere le sue prediche.
E tanto è bastato per mettere in agitazione il Paese. Anzi, è proprio per arginare le crescenti attività di proselitismo di tutte le fedi e per richiamare la popolazione alla fedeltà all’Islam, che il ministero per gli Affari religiosi, che consente la libera professione solo alle organizzazioni riconosciute dalle autorità, ha spedito a Tizi Ouzou i più noti imam telepredicatori arabi, come lo sceicco Yusuf Qaradawi di al-Jazeera, certi almeno di fare audience.
Al-Khabar, lo stesso giornale che ieri l’altro aveva denunciato le violenze sessuali subite dai bambini che frequentano le scuole coraniche da parte di imam pedofili, racconta che sono soprattutto i cristiani a subire le restrizioni più dure in Algeria. Perchè sulle panchine del parco accanto a te a volte può sorriderti qualcosa di diabolico.
Il giornale

Il governo decide dure misure restrittive contro chi fa proselitismo religioso non musulmano. E i primi a farne le spese sono cinque convertiti. Grazi

Sarà anche questione di guerra di religione ma la cosa ha del diabolico. Di solito funziona così. Sei lì seduto su una panchina del parco che ti fai un po’ i fatti tuoi quando ti si avvicina un tipo, per niente sospetto, anzi persino simpatico, disponibile, alla mano. Che chiacchierando così del più e del meno a un certo punto la butta lì sul religioso, ti chiede la tua sul cristianesimo, sulla parola di Dio, sul catechismo. Robe normali, come si fa all’oratorio.
Poi all’improvviso con la pupilla che brilla come la lama di un coltello stringe lo sguardo e con un sorriso strano ti dice: «Sì, certo, è vero, non che non sia d’accordo su quello che dici ma ce l’avresti mica un Vangelo sotto mano, che ci diamo un occhio?...» E come no, amico mio, eccolo qua... «È così che ti fregano - racconta adesso rigorosamente coperto dall’anonimato un algerino convertito al cristianesimo al quotidiano al-Khabar -. È stato un agente della polizia in borghese a fermare per strada uno dei miei fratelli di fede, gli ha chiesto una copia del Vangelo e quando il mio amico lo ha tirato fuori dal tasca per darglielo sono scattate le manette. Sono un poliziotto, gli ha detto, e ti ho beccato in flagranza di reato».
L’amico in questione è uno dei cinque cristiani algerini sotto processo a Tizi Ouzou, in Cabilia con l’accusa di aver fatto propaganda al cristianesimo e di aver convinto amici e conoscenti ad abbracciare la fede cristiana. Per questo serviva una lezione. Perchè le autorità di Algeri hanno appena deciso di applicare dure misure restrittive contro chi predica fedi diverse da quella musulmana. E quei cinque si sono fatti trovare al posto giusto nel momento sbagliato.
Loro si difendono come possono, dicono di aver scelto il cristianesimo rispettando la libertà di opinione prevista dalla Costituzione algerina, spiegano che l’accusa di proselitismo altro non è che una trappola fabbricata ad arte dalla polizia. Ma non basterà a salvarli dalla condanna. Non è la prima volta che la polizia applica alla lettera la legge «per il rispetto del sentimento religioso». La scorsa estate, sempre a Tizi Ouzou, sono stati fermati alcuni francesi di un gruppo evangelico solo perchè uno dei predicatori aveva affittato una villa in Cabilia per tenere le sue prediche. E tanto è bastato per mettere in agitazione il Paese. Anzi, è proprio per arginare le crescenti attività di proselitismo di tutte le fedi e per richiamare la popolazione alla fedeltà all’Islam, che il ministero per gli Affari religiosi, che consente la libera professione solo alle organizzazioni riconosciute dalle autorità, ha spedito a Tizi Ouzou i più noti imam telepredicatori arabi, come lo sceicco Yusuf Qaradawi di al-Jazeera, certi almeno di fare audience.
Al-Khabar, lo stesso giornale che ieri l’altro aveva denunciato le violenze sessuali subite dai bambini che frequentano le scuole coraniche da parte di imam pedofili, racconta che sono soprattutto i cristiani a subire le restrizioni più dure in Algeria. Perchè sulle panchine del parco accanto a te a volte può sorriderti qualcosa di diabolico.