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domenica 28 settembre 2008

“L'Islam trasformerà l'Occidente”. Parola di sceicco. Europa sempre più terra di conquista musulmana

L’Islam ha le idee chiare e programmi precisi sull’Occidente, ma l’Occidente li ha sull’Islam?

Lo sceicco Omar Bakri, originario della Siria, ha istituito e dirige l’Islamic Religious Court a Londra ed è a capo dell’organizzazione islamica Al-Muhajiroun.
Tiene lezioni e conferenze in Inghilterra e nel mondo. Queste sono alcune sue tipiche interviste rilasciate recentemente a quotidiani e televisioni. Le sue dichiarazioni e i suoi insegnamenti sono emblematici dei piani islamisti contro le democrazie europee.
Il quotidiano arabo-londinese Al-Hayat, per esempio, in una serie di articoli sulla comunità musulmana in Gran Bretagna, ha raccolto queste sue affermazioni trascritte dal Middle East Media Research Institute.

Intervistatore: Ho ascoltato la sua lezione sulle fondamenta del credo, e sembra che non siate interessati a portare gli studenti nella società britannica, cioè non li aiutate a essere musulmani britannici.
Bakri: Nel mio metodo di educazione sono contrario all’idea di integrazione. Non crediamo che sia consentito integrarsi nelle società in cui viviamo. Non sono un sostenitore dell’isolamento dalla società e non sono un sostenitore dell’integrazione in essa. Sono un sostenitore di cambiare la società per mezzo della mia religione, non per essere cambiato da essa.

E dove condurrà questa vita di separazione?
La vita di separazione condurrà a un cambiamento nella situazione del paese in cui viviamo, come i musulmani hanno cambiato la situazione in Abissinia e in Indonesia. Trasformeremo l’Occidente in un regime islamico per invasione esterna o culturale. Se Allah vuole, trasformeremo l’Occidente in Dar Al-Islam [cioè, in una regione sotto la regola islamica, ndr] per mezzo di un’invasione dall’esterno. Se uno Stato islamico cresce e invade l’Occidente noi saremo il suo esercito e i suoi soldati dall’interno. Altrimenti cambieremo l’Occidente attraverso un’invasione ideologica da qui, senza guerra e uccisioni. O noi predicheremo a loro ed essi accetteranno l’Islam, o noi vivremo tra loro ed essi saranno influenzati dalle nostre vite e accetteranno l’Islam come una soluzione politica ai loro problemi, non come una soluzione ideologica. Gli occidentali ci hanno imposto una legge artificiale, e il futuro regime islamico imporrà loro regole islamico-religiose. Il musulmano agirà secondo questa legge volontariamente e chiunque non sia musulmano farà questo per forza di legge. Io non obbedisco alla legge artificiale. Anche se non la vìolo, non obbedisco ad essa. Allah ha detto: Non obbedite agli infedeli e agli ipocriti.

Come si può vivere in una società in cui si è un estraneo?
L’Islam è una religione della legge della natura. Quando un uomo incontra problemi egli utilizza la legge della natura. In America si è sviluppata recentemente una discussione sulla separazione tra uomini e donne nelle università.

Perché?
Perché ci sono problemi. Ci sono ragazze che restano incinte a un’età giovane, senza marito. Non c’è alcun motivo di mischiare i sessi all’interno delle università. Io vivo ai margini della legge esistente, finché ciò sia compatibile con la legge naturale e non sia in conflitto con l’Islam. Alcuni paesi hanno cominciato a discutere la questione della punizione dei ladri. Nell’ex Unione Sovietica dicevano che avrebbero tagliato la mano del ladro. Questa è la legge di natura, perché è la legge severa che dissuade il ladro dal commettere il reato.

Lei è accusato di legami con organizzazioni verso le quali la Gran Bretagna è ostile e che essa vede come nemici. Lei predica ai suoi alunni di vedere il movimento talebano e Osama bin Laden come il gruppo che sarà salvato il Giorno del Giudizio.
Finché le mie parole non diventano azioni, non fanno del male!

La seguente intervista, invece, è stata rilasciata alla Tv libanese OTV e riportata da Memri Tv.

Intervistatore: Perché lei ce l’ha con l’Inghilterra?
Bakri: I miei problemi con la Gran Bretagna sono causati dal fatto che la sua legge non è la legge di Allah. Io seguo il vero Salafismo: pregare una religione pura e completa, dove noi brandiremo le armi contro chiunque ci combatterà. Se mi s’impedisce di seguire la legge di Allah, allora non mi rimane che emigrare in Libano. In Gran Bretagna, nelle università, l’Islam si sta diffondendo in misura mai vista prima, e i non musulmani vi si stanno convertendo alla media di 21 persone al giorno. Nel giro di vent’anni la società britannica avrà una maggioranza musulmana. È per questo che le istituzioni di questo regime laico stanno combattendo chiunque si avvicini all’Islam.

Come giudica le vittime innocenti di attentati islamisti?
In caso di autodifesa ci sono vittime innocenti. Vengono uccise per sbaglio, come danni collaterali, non intenzionalmente. Quando le bombe americane colpiscono i musulmani hanno il diritto di fare rappresaglie, e possono esserci vittime.

C’è una differenza tra combattere un soldato americano o un militare israeliano impegnato in operazioni belliche?
Forse che quando un soldato americano si toglie la divisa e si mette in pigiama diventa proibito colpirlo?

C’era una base militare nelle Twin Towers?
Non si è trattato di un attentato solo alle Twin Towers ma anche al Dipartimento della Difesa statunitense. L’Undici settembre è stata un’operazione che ognuno giudica a suo modo, c’è chi è contrario e chi favorevole.

E quando gli esplosivi sono messi sui treni o nei bar?
Se si è sotto occupazione nemica e si compiono attacchi è una cosa... Voi potete definire queste operazioni come terrorismo. Ma oggi l’America rappresenta il campo del terrorismo occidentale. Ci sono due tipi di terrorismo: quello benedetto e quello deplorevole. Lo stesso è per la violenza. La violenza può uccidere o salvare vite. La violenza americana uccide, così il suo terrorismo è condannabile, laddove la violenza dei mujahidin è usata per difesa e come rappresaglia per proteggere vite e onore. Il loro terrorismo è benedetto. Non ogni terrorismo è deprecabile.

Quindi perché lei ha preso la cittadinanza inglese?
Io non l’ho presa. Loro me l’hanno data. Io appartengo all’Islam. Non appartengo all’Inghilterra. Io ero un musulmano che viveva in Inghilterra, ora vivo in Libano.

E allora perché non l’ha rifiutata?
Io non uso i loro documenti, non ho il passaporto inglese, ne ho uno libanese. (Ospite in trasmissione: Quello inglese gliel’hanno tolto).

Intervistatore: Perché non l’ha restituito lei prima che glielo requisissero?
Loro mi hanno tolto il mio diritto di cittadinanza. Non mi hanno più dato il passaporto perché mi sono rifiutato di giurare fedeltà alla regina e alla legge inglese. Io obbedisco solo ad Allah e al suo messaggero.

fonte: Occidentale

venerdì 29 agosto 2008

Allam: Occidente schiavo dell'islamicamente corretto

Oggi il mondo occidentale ha paura di guardare in faccia la realtà e preferisce occultare la verità per non scontentare i mussulmani e provocare in loro reazioni violente.
Magdi Cristiano Allam, dal Meeting di Comunione e liberazione di Rimini, non risparmia critiche alla religione islamica, che lui stesso ha rinnegato "dopo un lungo percorso di conversione" e di "spiritualità interiore" che si è concluso il 22 marzo scorso, quando la notte pasquale il Papa Benedetto XVI gli ha somministrato il battesimo, la comunione e la cresima.
Uno degli episodi che ha portato Allam a pensare alla conversione è stato il trattamento ricevuto dal pontefice in occasione del suo criticato discorso all'Università di Ratisbona il 12 settembre 2006, durante il quale ha affermato che "l'Islam è una religione che si è diffusa tramite la spada".
Neanche gli stessi storici mussulmani lo smentiscono: nel Corano ci sono versetti che incitano all'odio, alla violenza e alla morte. E' per questo motivo che il giornalista Magdi Cristiano Allam ha deciso di convertirsi e di ricevere il battesimo lo scorso marzo.
"Il cristianesimo - dice Allam nel suo intervento - è la religione del Dio che si fa uomo; l'islamismo è la religione del Dio che si fa testo e si incarta nel Corano. Il Corano è considerato un'opera increata e, così come non è possibile criticare Dio, non è possibile accostarsi al Corano con la ragione".
"Diversi versetti del Corano - aggiunge - sono legittimanti di una ideologia di odio, di violenza e di morte. Anche nella Sharia (le norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica, ndr.) è attestata la realtà di un uomo che è stato guerriero, che ha combattuto e ucciso". E' narrata la storia di "Maometto" che "è stato personalmente protagonista di efferati crimini, come la strage e la decapitazione di circa 700 ebrei a Medina. Fatti che i mussulmani non smentiscono".
Il vicedirettore del Corriere della Sera prende le difese di papa Ratzinger. "E' una verità storica - spiega - un fatto attestato dagli stessi storici mussulmani. Fu per me un vero trauma constatare che il fatto che l'avesse pronunciata il papa" quella frase "provocò una generale e brutale condanna da parte del mondo mussulmano con la richiesta di scuse, la convocazione di ambasciatori, la condanna a morte da parte di Bin Laden e altri estremisti".
Inoltre "l'isolamento dei giorni successivi fu ancora più marcato dalle tante critiche sollevate in Occidente dai mezzi di comunicazione e da esponenti di chiese cristiane e da alcuni alti prelati della chiesa cattolica che sostennero che quel discorso era inopportuno".
"Oggi - continua Magdi Cristiano Allam - l'Occidente ha paura di guardare in faccia la realtà, non vuole ritenere che c'è una verità e preferisce occultarla e nasconderla" nel caso in cui dovesse "scatenare reazioni violente" da parte dei mussulmani.
Oggi l'Occidente ha la "malattia ideologica del relativismo che privandoci dell'uso della nostra ragione, non vuole entrare nel merito e ci priva di parametri valutativi critici".
Un'altra malattia, per il giornalista convertito, è "la malattia ideologica del 'politicamente corretto' anzi del 'islamicamente corretto' che ci porta a ritenere che non si deve dire o fare alcunché che possa urtare la suscettibilità dei mussulmani. Un'altra malattia p il buonismo che è l'esatto contrario del 'bene comune' e della sintesi tra i diritti e i doveri".

venerdì 9 novembre 2007

Continuiamo a piegarci all'islam. Tariq Ramadan sale in cattedra nel paese di Theo van Gogh

A Downing Street approdò a due settimane dalle stragi di Londra, mentre l’Olanda veniva schiacciata sotto il peso delle proprie illusioni dalla confessione di Mohammed Bouyeri: “Ho ucciso io Theo van Gogh, se fossi libero lo rifarei”.Ora il controverso islamista svizzero Tariq Ramadan, che si muove nell’alveo dei Fratelli musulmani (è anche nipote del fondatore), che ha l’abitudine di definire gli attentati semplici “interventi”, che condanna gli attacchi ma li correda con giustificazioni e infingimenti retorici, che il terrorismo infanticida lo definisce “resistenza”, ha ottenuto un prestigioso incarico all’Università di Leiden.
Il Sun, il tabloid più letto d’Inghilterra, allora rivelò l’imminente arrivo di Ramadan mettendo la sua foto in prima pagina, sotto il titolo: “Bandito negli Stati Uniti per i suoi legami con il terrorismo. Bandito in Francia per i suoi legami con il terrorismo. Benvenuto in Inghilterra alcuni giorni dopo gli attacchi di al Qaida. Perchè?”. La stessa domanda ora rimbalza sui quotidiani olandesi.Ramadan, che nel 1993 partecipò al boicottaggio dell’opera di Voltaire “Mahomet ou le fanatisme”, occuperà per due anni la cattedra di islamologia intitolata al Sultano dell’Oman, finanziatore del corso universitario. Ieri il ministro dell’Educazione, Ronald Plasterk, definendo Ramadan un “uomo molto interessante”, ha dato parere positivo al suo arrivo dopo settimane di furenti polemiche. Il Partito della Libertà ha denunciato la politica culturale di Ramadan ricordando che non ha mai condannato la lapidazione delle donne o le pratiche di mutilazione genitale. E che l’Olanda è il paese di accoglienza e rigetto di Ayaan Hirsi Ali, la dissidente somala che ha subito una mutilazione e che per prima è entrata nei ghetti musulmani olandesi come assistente sociale. Quei ghetti che la fratellanza musulmana guidata da Yusuf al Qaradawi auspica al fine di preservare l’identità musulmana. “Il sultano di uno stato islamofascista pagherà due milioni di euro per influenzare le università olandesi” ha detto il partito di Geert Wilders, il politico conservatore costretto a vivere per baracche militari a causa delle minacce salafite.
Il dissidente iraniano Afshin Ellian, che insegna a Leiden e anche lui costretto a muoversi con una scorta anche all’interno del campus, al Foglio spiega che “la facoltà di teologia è libera di assumere Ramadan, in Olanda vige la libertà accademica. Ma Ramadan non è uno scienziato, quanto un ideologo, un criptofondamentalista. Crede nalla supremazia della sharia. E’ molto furbo nell’usare due linguaggi, uno europeo e uno tipicamente arabo. Nessuno ricorda i suoi sermoni islamici ai giovani musulmani francesi. La teologia in Olanda, e la cultura in generale, è diventata così naif. Pensano che sia bene avere un uomo così famoso come Ramadan”. La candidatura di Ramadan è sponsorizzata dal più celebre islamologo olandese, Ruudt Peters, che ha aperto alla sharia, affascinato dal fondamentalismo e che lambisce l’antisionismo.Ellian non si meraviglia dell’incarico a Ramadan. Ricorda che pochi mesi fa Pieter Donner, ex ministro della Giustizia, affermò che “i gruppi islamici hanno il diritto di arrivare al potere per via democratica. Se i due terzi degli olandesi volessero introdurre la sharia, questa possibilità dovrebbe essere concessa. Sarebbe uno scandalo dire che ‘non deve essere permesso’. Conta la maggioranza, questa è la democrazia”. Affermazione su cui Ramadan non avrebbe nulla da obiettare.
Lo scrittore olandese Leon de Winter, parlando con il Foglio, lancia una provocazione: “Chiedo al sultano dell’Oman di concedere una cattedra di diritti umani ad Ayaan Hirsi Ali. L’università di Leiden fu creata dal Guglielmo di Orange come dono al popolo olandese che aveva combattuto contro lo tirannia spagnola. Ora quella stessa università accetta soldi da un altro tiranno”. Il motto dell’università di Leiden è “Praesidium Libertatis”. “I Fratelli musulmani, di cui Ramadan è espressione, vogliono sì la libertà. Ma solo per l’islam. Ramadan parla di pace ai kaffirs, gli infedeli, e predica jihad quando si rivolge ai musulmani”. Nel 1933 lo storico Johan Huizinga era rettore dell’Università di Leiden e in quella veste ingaggiò una epocale battaglia per impedire una conferenza di Johannes von Leers, celeberrimo antisemita apprezzato da Joseph Goebbels. Huizinga portò avanti solitario una guerra accademica che gli sarebbe costata la morte e la tortura nelle segrete naziste. Nel suo capolavoro “Lo scempio del mondo”, scritto nel 1943 in un campo di detenzione della Gestapo, Huizinga usò parole che in questi giorni sono risuonate in Olanda: “Nessuno si stupirebbe se un bel giorno questa nostra demenza sfociasse in una crisi di pazzia furiosa che, calmatasi, lascerebbe l’Europa ottusa e smarrita; i motori continuerebbero a ronzare, e le bandiere a sventolare, ma lo spirito sarebbe spento”.
Arruolando un “leader di guerra” come Ramadan, per usare la definizione della coraggiosa Caroline Fourest, assumendo un agitatore la cui concezione della libertà è tale da contemplare un “orrendo e razzista” rivolto a Robert Redeker mentre si dava alla clandestinità, l’Olanda svende lo spirito di uno dei resistenti più eccelsi della propria storia. Per riprendere il titolo del capolavoro di Huizinga, è l’autunno della libertà accademica. Nella stessa Olanda che accoglie a braccia aperte Tariq Ramadan un grande storico olandese, Pieter van der Horst, un anno fa non ha potuto concludere la propria carriera con una lezione sull’antisemitismo islamico. Il rettore gli intimò di eliminare ogni riferimento all’islam.
il Foglio

martedì 11 settembre 2007

11 Settembre, On. Isabella Bertolini: Commemoriamo il coraggio ed i valori di libertà contro la viltà e il tradimento

Sei anni dopo l’orrore delle Torri Gemelle, che hanno confermato il disegno dell’islamismo terrorista di mettere in ginocchio l’Occidente e la sua civiltà, siamo ancora costretti a combattere, anche in Italia, non solo contro i seminatori di odio anti-americano ed anti-occidentale, ma anche contro quel superficialismo dilagante che ha confinato l’attacco al World Trade Center, tanto devastante da aver cambiato il mondo e da continuare ad incidere pesantemente nella storia a venire, fra i ricordi ormai remoti.
È vergognosa la speculazione sull’11 settembre, in chiave antiamericana ed antioccidentale e di propaganda filoterrorista, ad opera dei soliti noti radical-sinistri, che subiscono senza fiatare i ricatti e le brutalità dell’islamismo fondamentalista, mentre gettano la croce sugli USA e sulle legittime azioni belliche contro i finanziatori ed i sostenitori della guerra del terrore lanciata contro l’Occidente.
Di fronte all’immane pericolo del terrorismo mondiale e della possibile strisciante sottomissione della nostra civiltà ai diktat della violenza, è indispensabile che l’11 settembre di ogni anno si ripercorra con forza il ricordo di quanto è accaduto, del perché è accaduto e da chi è stato perpetrato.
Non si può dimenticare che il terrorismo islamico da anni continua a mietere migliaia di vittime innocenti nei Paesi dove questa funesta ideologia totalitaria cerca di assumere il potere.
Ed è altrettanto urgente che, attraverso i ricordi e le commemorazioni, vengano smentite con coraggio le falsità diffuse dai nemici della nostra civiltà, da quei cattivi maestri che, al riparo delle libertà che l’Occidente gli garantisce, non esitano a predicare l’odio nei confronti della nostra società.
tratto dal sito www.isabellabertolini.it

sabato 11 agosto 2007

L'Europa che non vuole diventare islamica

Crediamo che sia un dovere dare il massimo della informazione possibile alla manifestazione organizzata dalla Danimarca e da molti altri Paesi dell’Ue contro l’islamizzazione dell’Europa il prossimo 11 settembre a Bruxelles davanti al Parlamento Europeo. Stop Islamisation of Europe (Sioe) è un’alleanza fra popoli in tutta Europa, uniti all’unico scopo di impedire all’islam di diventare una forza politica dominante sul Continente. Vi si è associata una grande massa di inglesi al grido: «No Sharia Here», gente che vuole mantenere la legge di Sua Maestà e fermare l’avanzata strisciante della sharia in Inghilterra.
Pur dando questa informazione noi vogliamo però anche dire con assoluta chiarezza che siamo sicuri che non si otterrà nulla. Riassumiamo i motivi più evidenti dell’inevitabile fallimento, più che altro allo scopo di far comprendere quanto sia tragica la situazione dell’Europa. Prima di tutto la scelta di Bruxelles. Questo significa che gli organizzatori non hanno capito quale sia la causa fondamentale, anzi l’unica, della islamizzazione dell’Europa. L’Unione europea è stata costruita appositamente a questo scopo: rendere agevole ai musulmani invadere l’Occidente giungendovi da tutte le parti, occupandone un 20% in Svezia, un 15% in Danimarca, un 30% in Gran Bretagna e così via. Insomma, non ci vuole molto a capirlo: se si vuole allagare un territorio, per prima cosa si tolgono le dighe. È proprio questo che è stato fatto: si sono tolte le dighe fisiche, psichiche, culturali, abolendo i confini fra gli Stati sia per le persone sia per le merci, eliminando le differenze monetarie, eleggendo due lingue ufficiali, l’inglese e il francese, le più note agli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia, quasi tutti ovviamente musulmani.
È stato condannato come gravissimo peccato morale e politico il cosiddetto «nazionalismo», così che ai popoli d’Occidente, creatori degli Stati nazionali, è stata tolta l’unica passione che poteva spingerli a difendersi dalla invasione di stranieri: la Patria. La violenza con la quale i governanti hanno imposto ai propri sudditi questo comportamento è stata etichettata, da una parte come virtù di solidarietà e dovere verso i poveri, e dall’altra, incuranti della contraddizione, come sistema per aumentare il patrimonio europeo in denaro, in mercato, in competitività, in bassa forza lavoro, innalzando a Divinità assoluta la libertà degli scambi, delle commistioni, delle «integrazioni».
Questa è l’unica, vera motivazione della costruzione che porta il nome di Unione Europea: togliere agli europei il senso della proprietà, la percezione di avere diritto a possedere una qualsiasi cosa, a cominciare dal territorio sul quale vivono e per il quale hanno tante volte combattuto e sono morti; di conseguenza, non possedere né istituzioni nazionali, né moneta, né banche, né governanti, né storia, né religione propria, ma al contrario abituarsi a considerare appartenente agli stranieri, a coloro che se ne appropriano, tutto quello che si riteneva appartenesse agli europei, inclusi ovviamente il diritto, i costumi, i valori, la religione.
Se non ci si convince di questo, ossia che la Ue è stata voluta dai governanti per espropriare i cittadini, e non ci si convince quindi che ogni Stato deve prendere immediatamente tutte le decisioni indispensabili per salvaguardare la propria sopravvivenza come nazione libera, come territorio che porta un nome e che appartiene ai cittadini che ne hanno formato la storia, la lingua, la tradizione religiosa, qualsiasi protesta, anche se degna del massimo rispetto, rivolta a Bruxelles, non serve a nulla. Inoltre gli Stati che formano l’Unione Europea sono tutti molto diversi gli uni dagli altri e i bisogni dell’uno non sono affatto simili a quelli dell'altro. L’Italia, per la sua conformazione geografica, per la sua storia linguistica (la Chiesa sembra aver dimenticato che il latino di cui si è servita per quasi duemila anni, era la lingua dei Romani), artistica, scientifica, per la sua eccessiva densità demografica e la fragilità del suo territorio ha assoluto bisogno che si dichiari subito esclusa dal patto di Schengen, chiudendo tutti i confini e informando a gran voce coloro che da ogni parte del mondo si apprestano a venire in Italia che non sarà ammesso più nessuno, per nessun motivo. Inoltre l’Italia è sede della Città del Vaticano e del capo della Chiesa cattolica. Questo significa che il prossimo, inevitabile conflitto con l’islam la vedrà in prima fila, che lo voglia o no, salvo che si dichiari subito sottomessa al volere musulmano e traditrice del Cristo, cosa di cui saremo costretti a convincerci se guardiamo al comportamento tenuto fino a oggi sia dai governanti sia dal clero.
Il silenzio del clero è impressionante. Cominciare a parlare adesso, come abbiamo visto fare con timide allusioni in questi giorni, se non fosse tragicamente doloroso, sarebbe perfino ridicolo, in quanto era tutto prevedibile da almeno 15 anni. La colpa più grave di coloro che hanno responsabilità di governo, ivi inclusa la gerarchia ecclesiastica, è quella di non prevedere le conseguenze delle proprie decisioni e di non fermarsi neanche un attimo a riflettere sul futuro di quei milioni di persone che hanno loro affidato la propria patria, il futuro dei propri figli, i propri beni, la propria storia, la propria religione.
«L’Occidente diventerà il Sud-Oriente. Capirne i processi sarebbe stato lo studio preliminare che i promotori dell’Unione avrebbero dovuto fare. Il fatto però che si sia dato per scontato che l’Occidente europeo, ossia la cultura nordista, avrebbe conquistato e annesso il sud-est, ampliando smisuratamente il suo territorio, il suo mercato, la forza del Continente, questo è il gesto più sconsiderato e sicuramente perdente che i politici-economisti abbiano compiuto. Perché, come è evidente, è il sud-est afro-asiatico che si sta annettendo il nord europeo, non il contrario.
L’Occidente si sofferma spesso a domandarsi come mai si sia estinto l’Antico Egitto, come abbiano potuto sparire gli Etruschi, come abbiano fatto a disintegrarsi di colpo gli Aztechi, i Maya. Domande inutili tanto quanto quelle che fra poco rivolgeranno a se stessi gli storici chiedendosi come ha fatto a sparire di colpo la cultura europea. Non sono le conquiste degli eserciti nemici, perché queste non riescono mai di per sé, neanche con gli stermini di massa, a distruggere una civiltà. È la perdita di senso che la conquista inesorabilmente comporta, a far sparire all’improvviso anche la più forte delle civiltà. È quello che sta succedendo all’Unione Europea.
L’eliminazione delle differenze, con l’omologazione, decisa a tavolino ma di fatto impossibile, di popoli totalmente diversi, sta già portando con rapido vortice al baratro del non-senso e si concluderà con la fine della cultura occidentale nella sua forma autentica - quella europea - e l’installazione di una cultura tribale di 1500 anni fa, quella islamica, che non può cambiare perché è fondata sul Corano, ossia sulle prescrizioni magiche (riprese da quelle dettate da Mosè nei primi cinque libri dell’Antico Testamento) che si ritrovano più o meno simili nelle tradizioni mitiche di origine di ogni popolo. Gesù aveva cancellato tutte quelle dell’Antico Testamento semplicemente agendo senza tenerne conto. È l’unica maniera intelligente per non discutere all’infinito di cose che i popoli amano conservare, malgrado spesso non le conoscano affatto e comunque non le mettano in atto. Per i musulmani non è così perché la loro cultura è “stare fermi”, o meglio: conquistare e possedere il mondo tenendo ferma la religione.
La fine della cultura europea sarà la fine del Cristianesimo come religione, che si terrà contento delle sue tradizioni e delle sue opere di carità, finalmente libero da quella Figura inspiegabile, tanto facile da predicare ma quasi impossibile da capire e da imitare che è Gesù di Nazaret. Aver ridotto il Cristianesimo alle opere di bene, è l’operazione più banale e più ottusa che la Chiesa odierna abbia compiuto; una operazione che non ha nulla a che fare con la religione, ma che ha così concesso il massimo spazio a una religione che non finge di non essere religione, ma anzi sottolinea il suo essere esclusivamente religione: l’Islamismo».
(Dal saggio Contro l’Europa pubblicato nel 1997, qui citato esclusivamente come prova che i pensieri e gli scopi dei politici e dei governanti possono essere facilmente previsti, e soltanto allora combattuti.) Ida Magli.

martedì 31 luglio 2007

Vogliono islamizzare l'Occidente

Ha fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: “I tentativi di islamizzare l’Occidente non vanno taciuti. Ed il pericolo connesso per l’identità dell’Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del rispetto”. Il prelato ha sottolineato che “la parte cattolica vede molto chiaramente (tale pericolo) e lo dice anche”. Il discorso del Papa a Ratisbona del settembre scorso – ha affermato – “dovrebbe servire a contrastare una certa ingenuità”.
E’ un allarme esagerato? Può apparire tale solo alle “anime belle” che ignorano la storia. Che ci viene ricordata da due storici (peraltro non cattolici). “Per quasi mille anni” ha scritto Bernard Lewis “dal primo sbarco moresco in Spagna al secondo assedio turco di Vienna, l’Europa è stata sotto la costante minaccia dell’Islam”.
Samuel Huntington ha ricordato inoltre che “l’Islam è l’unica civiltà ad aver messo in serio pericolo e per ben due volte, la sopravvivenza dell’Occidente”.
Il Papa conosce molto bene la storia. E anche l’attuale situazione. Fece impressione, al sinodo dei vescovi del 1999, monsignor Giuseppe Bernardini, arcivescovo di Smirne, in Turchia, il quale riferì che, durante un incontro ufficiale di dialogo islamo-cristiano, un’autorevole personalità musulmana si rivolse ai cristiani con queste parole dure e calme: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”. Dunque in Vaticano si torna a ricordare quanto il Papa disse a Ratisbona anche se quel discorso scatenò le violente reazioni del mondo islamico.
Finora non era mai stato rievocato, perché, paradossalmente, fu proprio il papa, insultato e minacciato, a doversi quasi scusare con gli intolleranti e i violenti. In quel clima di grave tensione il Vaticano fu indotto a dare il suo “sì” all’ingresso della Turchia nella Ue, contraddicendo quanto Ratzinger aveva sempre sostenuto da cardinale. Anche nei giorni scorsi il Segretario di Stato ha ribadito questa nuova, disastrosa posizione. Il fatto che in Vaticano oggi si torni a citare il discorso di Ratisbona – che, sottolinea La Repubblica, “piacque molto” fra gli addetti ai lavori, come l’ex segretario di stato americano Kissinger - può significare che il Papa tornerà a far prevalere la cautela sulla questione turca?
L’allora cardinal Ratzinger, nell’ottobre 2004, mi diceva che era molto preoccupato per l’ingresso in Europa di un Paese di 70 milioni di musulmani: “l’amicizia e il rispetto sono necessari verso tutti i Paesi, ma inserire la Turchia in Europa mi sembra contraddittorio. Sono proprio la storia, la cultura e la religione ad aver disegnato il confine dell’Europa con la Turchia. Non si possono ignorare tutte queste cose”.
Se è vero, com’è vero, che incombe su di noi una minaccia di islamizzazione, non si vede perché mai si dovrebbe spalancare la porta dell’Europa a un Paese che non è mai stato europeo e che all’apice della sua potenza, in passato, ha ferocemente tentato di invaderci (l’Europa moderna è nata letteralmente opponendosi all’invasione turca).
Un Paese, la Turchia, la cui democraticità è molto discussa, che oggi è governato da un partito islamico, che ancora reprime chi parla del genocidio armeno (il primo del Novecento: un milione e mezzo di cristiani armeni massacrati dai turchi).
Con l’ingresso della Turchia nella UE ci troveremo 70 milioni di islamici in casa. Più islamizzazione di così…Ma in queste ore un’altra voce si è fatta sentire, quella del nuovo capo della polizia Antonio Manganelli il quale, alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, ha affermato che il terrorismo internazionale “preoccupa perché l’Italia è oggetto di invettive”. La stessa cosa, giorni fa, aveva detto, nella stessa sede, il capo dei Carabinieri, generale Siazzu.Manganelli indica – come fatto che deve allarmare – l’operazione che ha sbaragliato una presunta cellula che si muoveva attorno alla moschea di Ponte Felcino, a Perugia.
“Il modo di operare dell’imam di Perugia” ha affermato il capo della Polizia “è simile a quello riscontrato nei progetti degli attentati di Londra del 21 luglio 2005, dove non sono stati usati tritolo o dinamite, ma una miscela di prodotti chimici legali, come fertilizzanti ed altro, acquistabili anche al supermarket”.
Il “caso Ponte Felcino” è molto istruttivo. Il paese, alla periferia di Perugia, ha 7 mila abitanti e gli immigrati sono circa il 10 per cento della popolazione. Una percentuale abnorme. E’ in miniatura l’esempio della società multiculturale che la Sinistra invoca per il nostro futuro. Qua gli immigrati hanno trovato le porte spalancate che la Sinistra indica come antidoto alla “guerra di civiltà”. Ma proprio qua, guarda caso, pochi giorni fa è stato arrestato, fra gli altri, l’imam della locale moschea per le imputazioni di cui hanno parlato tutti i giornali.
Il Gip giustamente ricorda che poi il giudizio spetterà alla magistratura. Ed è giusto essere garantisti con tutti. Va però sottolineato che questo imam, in pubblico, non si presentava affatto come un estremista. Il periodico “Quattrocolonne” (della Scuola di giornalismo che ha sede proprio lì), in un suo numero recente si era occupato proprio dell’immigrazione a Ponte Felcino. Si riportavano le dichiarazioni degli immigrati che chiedevano agli italiani di mostrarsi “aperti”. E le risposte delle istituzioni che si fanno in quattro per “integrare”, per favorire l’incontro, per “fare largo all’interculturalità”.
Secondo l’idea del “dialogo” cara alla Sinistra che governa l’Umbria e a qualche gruppo cattolico, gli stranieri “sono una risorsa e non un problema”.Su “Quattrocolonne” si parlava anche dell’imam di Ponte Felcino come uno impegnato a favorire l’avvicinamento tra comunità musulmana e quella italiana. L’imam dichiarava che, con la Circoscrizione, “stiamo organizzando per aprile una manifestazione per pulire le sponde del Tevere che vedrà impegnati, fianco a fianco, immigrati e italiani. C’è un muro di sfiducia” denunciava ancora l’imam “nei confronti dei musulmani e questa barriera va abbattuta. La gente ha paura perché pensa che siamo venuti qui per rubare il lavoro. Si tratta di una falsità. Conto molto sull’opera dei musulmani italiani che frequentano la moschea. Il loro aiuto potrebbe essere determinante nel percorso di integrazione di noi musulmani stranieri nella vostra società”. Parole che acquisteranno un significato opposto se la magistratura accerterà la fondatezza delle accuse o la loro infondatezza. In ogni caso il problema immigrazione resta colossale anche a prescindere dal fenomeno terroristico.
Il Gip di Perugia, Nicla Flavia Restivo, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, ha pronunciato parole su cui riflettere seriamente: “A Ponte Felcino il controllo dello Stato è stato latitante per anni. Un intero quartiere di Perugia, che ufficialmente era territorio italiano, nella pratica era ed è un’isola”.
L’immigrazione può essere il “cavallo di Troia” dell’islamismo terrorista e anche dell’islamizzazione (due fenomeni da non confondere). Ma è pure un problema drammatico in sé quando è governato male. Secondo le rilevazioni dell’istituto americano Pew Research Center, condotto in 47 stati, il 64 per cento degli italiani ritengono l’immigrazione un enorme problema nazionale. E’ un primato mondiale. Ma la nostra classe di governo pensa l’esatto opposto e impone agli italiani la sua ideologia “immigratoria”. Originata da cosa? Dal disprezzo della nostra storia e della nostra identità? Da un (miope) calcolo elettorale? Da ideologia terzomondista? Forse da tutto questo condito dall’ “ingenuità” irresponsabile denunciata da don Georg.
Tratto da Libero