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lunedì 15 settembre 2008

Se il governo si scorda dei Carabinieri

Abituati a «obbedir tacendo e tacendo morir», i carabinieri non fanno notizia. Le categorie “à la page”, quelle di cui si parla nei talk show e che gli editorialisti amano innalzare a metafora del Paese, sono altre.
Fatte da gente che scende in piazza a gridare con i cartelli al collo, schierata politicamente e ben inquadrata dal sindacato. In questi giorni, ad esempio, c’è un gran daffare per convincere l’opinione pubblica che il futuro della nazione è appeso alle sorti dei dipendenti Alitalia e dei precari della scuola. In realtà si tratta di due categorie incapaci di arrendersi all’evidenza: i primi non hanno capito che il loro prossimo datore di lavoro sarà un privato che ha tutto l’interesse a non fallire, e magari anche a realizzare qualche profitto ogni tanto.
I privilegi di un tempo non sono più giustificabili né sostenibili, ora che lo Stato - per fortuna - ha deciso di uscire dalla partita. I precari della scuola, dal canto loro, stentano a realizzare che gli insegnanti sono troppi rispetto agli alunni. E il loro numero non è affatto servito ad innalzare la qualità dell’educazione. Semmai, anzi, ha avuto l’effetto opposto: i confronti internazionali sui risultati del sistema scolastico collocano l’Italia sempre più in fondo alle classifiche, specie quando si misura il livello di preparazione nelle discipline scientifiche.
In compenso la politica del «todos caballeros», adottata da decenni nella pubblica istruzione, è stata efficacissima nel creare clientele e aspettative, che nel corso degli anni si sono trasformate in pretese. Basta vedere la reazione dei diretti interessati quando è stato prospettato un loro inserimento nel turismo: invece di accendere ceri al Padreterno per essere stati sottratti alla via crucis che attende i normali lavoratori in esubero - i quali un ricollocamento in un settore così solido lo sognano di notte - hanno promesso un autunno di mobilitazione al ministro Mariastella Gelmini. Ci sarebbe da preoccuparsi per gli alunni, se non fosse che l’assenza di certi professori dalle aule probabilmente non nuocerà in alcun modo alla loro educazione.
Silvio Berlusconi e i suoi ministri, insomma, fanno bene a tirare dritto: dire ai dipendenti della compagnia di bandiera che l’alternativa al piano Fenice è il fallimento, e che i tempi per trovare un accordo sono già finiti, vuol dire parlare finalmente di Alitalia in modo realista.
Allo stesso modo, pagare meno insegnanti, e pagarli meglio, premiando i più meritevoli tra loro, significa aver colto l’essenza del problema.
Piuttosto, gli uomini del governo farebbero bene a preoccuparsi - e molto seriamente - dei carabinieri e dell’intero comparto delle forze dell’ordine.I militari dell’Arma oggi appaiono lasciati a se stessi. Eppure, a differenza di quanto accade per gli insegnanti, di loro c’è sempre più bisogno. Secondo le denunce, nel 2007 in Italia sono stati commessi 2, 9 milioni di reati, il 5, 2% in più rispetto al 2006.
Aumentano i borseggi e gli scippi, e i furti dentro casa registrano un’impennata di poco inferiore al venti per cento. In gran parte è il risultato dell’arrivo incontrollato di immigrati da dentro e fuori l’Unione europea: ormai il 40% dei detenuti nelle carceri italiane proviene da altri Paesi. Comprensibilissimo, quindi, che gli elettori si sentano sempre più insicuri dinanzi al crimine.
Meno comprensibile è il trattamento che riceve dallo Stato chi è chiamato a mettere un argine alla marea di delinquenti nostrali e d’importazione.
Ieri sera il Cocer, l’organismo che rappresenta i carabinieri, ha incontrato Berlusconi. Un faccia a faccia preceduto da un comunicato dai toni durissimi. Gli uomini della Benemerita si lamentano, tra le altre cose, di essere stati «colpiti indiscriminatamente con provvedimenti legislativi che li hanno ridotti al di sotto della soglia della povertà».
Chi scrive simili cose non è un cobas, ma un agente in divisa, e se calca i toni è perché sa che solo così può sperare di ottenere una quota di quell’attenzione normalmente riservata alle altre categorie.
Un carabiniere che rischia la pelle pattugliando le strade guadagna - a seconda del grado - tra i 1. 200 e 1. 500 euro al mese. Il primo aumento per anzianità arriva dopo quindici anni. Se ne fanno una questione di dignità, dunque, hanno i loro motivi.
Ignorare quanto c’è di vero nelle loro richieste sarebbe un triplice errore politico. Primo: chi ha votato l’attuale maggioranza si aspetta molto dal governo sul fronte della sicurezza. Lesinare su questo settore apparirebbe incomprensibile a tanti elettori.
Secondo: l’Arma rappresenta, in ogni sondaggio, una delle istituzioni in cui gli italiani ripongono più fiducia. Senza dubbio più che nel governo e nel parlamento. Inimicarsi i carabinieri non sembra idea adatta a un cacciatore di consensi come Berlusconi.
Terzo, i valori di tanti uomini in divisa sono molto simili a quelli con cui Giulio Tremonti si è appena fregiato il petto: Dio, patria e famiglia.
Gettarli nelle braccia del primo Di Pietro che passa significherebbe fare del male a loro e a se stessi. Berlusconi, se ci sei batti un colpo.

fonte: Fausto Carioti - Libero

mercoledì 29 agosto 2007

L'alto Adige è italiano. Chi non vuole il Tricolore emigri in Austria

Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano vuole che le forze di polizia in azione nel Sudtirolo parlino italiano e tedesco. Il problema è che selezionare un numero adeguato di poliziotti, carabinieri e finanzieri poliglotti è un’impresa molto ardua. Così il governatore sudtirolese ha chiesto che lo Stato promuova concorsi riservati alla popolazione locale. In caso contrario, Bolzano chiederà di non dipendere più da Roma per il reclutamento delle proprie forze di polizia. E Karl Zeller, deputato della Südtiroler Volkspartei, è pronto a presentare una proposta per reintrodurre l’arruolamento diretto nelle forze dell’ordine.
La polemica è nell’aria da qualche giorno. Era stata sollevata dalla «pasionaria» sudtirolese Eva Klotz, scandalizzata da un episodio capitato la scorsa settimana: alcuni giovani sarebbero stati «umiliati» da due Carabinieri che avevano fermato la loro auto in una località della Val Pusteria e si erano rivolti loro in italiano, perché «qui siamo in Italia e si parla italiano».
Il quotidiano in lingua tedesca Dolomiten ha subito cavalcato la protesta pretendendo «sanzioni severe» per la pattuglia di militari: il bilinguismo negato sarebbe una vera emergenza nella provincia di Bolzano e Durnwalder dovrebbe essere più rigoroso nel difendere i diritti della minoranza linguistica. Il governatore si è schierato con l’«ala dura» tedesca e ha scritto una lettera dettagliata al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sottolineando che «tra le forze dell’ordine ci sono sempre meno altoatesini» ed esigendo che le prossime forze di polizia siano reclutate attraverso concorsi riservati ai residenti in Alto Adige, in grado di esprimersi nelle lingue ufficiali. «Altrimenti - ha detto il “kaiser” del Sudtirolo nell’incontro con la stampa di ogni lunedì - non ci resterà che chiedere la competenza sulla polizia per la provincia autonoma». Questa volta, il «kaiser» vuole il suo esercito come accade per esempio in Germania, Austria e Stati Uniti, dove accanto alla polizia federale c’è anche una polizia regionale.

domenica 29 luglio 2007

Gay, a sinistra la pazzia regna sovrana

Le pazzie dei ministri per il «bacio gay»
Il «bacio» della discordia. Un’effusione dalle modalità ancora poco chiare, ma che ha già scatenato un polemico ping pong tra destra e sinistra sulla vicenda dei due fidanzati gay al Colosseo.
Se la prima si indigna perché un verbale dei carabinieri non viene creduto e l’Arma viene infangata con accuse di omofobia, la seconda grida alla discriminazione.
«Ovunque si calpestino i diritti degli omosessuali si abbassa la soglia della civiltà», afferma il ministro alle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, annunciando per settembre una campagna per il rispetto delle differenze. Anche il collega della alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, vede in questa polemica il segno che «l’Italia ha elementi di arretratezza. Di fronte a tanta violenza nel mondo dire che due persone che si baciano fanno del male significa che la follia è arrivata a livelli inconcepibili». E Alfonso Pecoraro Scanio, titolare dell’Ambiente, auspica che «una normativa contro le intolleranze sia votata non solo dall’Unione, ma anche dai settori più avanzati del centrodestra». L’Arcigay ritiene «urgente» l’approvazione del pacchetto anti-violenza attualmente in esame al Parlamento.
Ma il centrodestra sposta il baricentro della questione: non si discutono i diritti civili, ma quel bacio che proprio innocente non sembra essere. E i carabinieri hanno spiegato chiaramente che non di bacio si trattava ma di ben altro: un reato che sarebbe stato perseguito anche di fronte a una coppia etero: lo dimostrano le 1.640 denunce l’anno per atti osceni. Insomma, siamo alla discriminazione al contrario. «È vergognoso - afferma il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione - che un ministro attacchi i carabinieri come se fossero gli scherani di un potere reazionario e oscuro. Sarebbe, bene, anzi, che ci fosse meno ostentazione». «Il governo sembra diventato il megafono dell’Arcigay», aggiunge il collega di partito Carlo Giovanardi e un altro Udc, Luca Volontè giudica «ideologiche e gravissime» le dichiarazioni della sinistra: «È discriminazione verso gli eterosessuali e non-applicazione del codice penale per la casta gay».
Che Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia incolpa di strumentalizzare l’episodio «per affermare un modello di società alternativo, laicista e relativista». E se il senatore azzurro Lucio Malan accusa Pollastrini e Turco di «pregiudizi contro i carabinieri, forse come retaggio del loro lungo passato comunista», Massimo Polledri della Lega dice «basta con questa inutile gazzarra contro l’Arma. Il senso del pudore va tutelato». Provocatorio, invece, Riccardo Pedrizzi, responsabile di An per le politiche familiari: «Presenteremo subito una proposta di legge per modificare il codice penale così: “Chiunque (tranne una coppia gay) compie atti osceni è punito con la reclusione da tre mesi a due anni“». Soluzione salomonica nelle parole del pg della Cassazione, Vito D’Ambrosio: «Il solo bacio non è reato. Se invece si tratta di atti più spinti, allora bisognerà fare una diversa valutazione, a prescindere dall’omosessualità». Intanto, in piena polemica, il circolo Mario Mieli dà appuntamento a stasera al Colosseo per un bacio collettivo.
tratto da il Giornale
On. Isabella Bertolini (FI) : Da sinistra caccia alle streghe contro le Forze dell’Ordine
A sinistra recitano il solito copione: la polizia fascista ed antidemocratica che vuole negare i 'diritti' a poveri omosessuali bistrattati e ghettizzati dalla societa' omofobica, che per questo non esita a discriminarli. La sinistra sta vergognosamente strumentalizzando l'episodio dei gay al Colosseo per affermare un modello di societa' alternativo, laicista e relativista.
Ora ci toccherà assistere all'ennesimo sit-in, con annessa carnevalata, per affermare diritti gia' conclamati e concessi dall'ordinamento giuridico. Da settembre poi partiranno i corsi nelle scuole, prontamente istituiti dal Governo Prodi. Piaccia o meno ai signori della sinistra i reati vanno perseguiti a prescindere dall'orientamento sessuale di chi li compie. E' ora di finirla con i soliti atteggiamenti ideologici e preconcetti.
Nella sinistra italiana c'e' un pericoloso clima da caccia alle streghe nei confronti di chi porta una divisa ed e' impegnato a far rispettare la legge. Abbiamo di fronte una sinistra becera, che non perde occasione per tentare di infangare le Istituzioni che hanno consentito a tutti, gay compresi, di godere di tutte le liberta' civili garantite dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica.

sabato 28 luglio 2007

Gay innocenti. Carabinieri colpevoli. Storia di una sentenza già scritta

Effusioni in pubblico, a Roma scoppia il caso gay.
A sentire la difesa sembra una storia di pruderie anni ’50 rivista in chiave terzo millennio. A sentire l’accusa, invece, è una ordinaria storia da Buoncostume che solo la connotazione omosessuale riveste di risvolti politici.
È la notte tra giovedì e venerdì, l’una e mezza circa, siamo nei pressi del Colosseo. Una coppia gay passeggia mano nella mano nel centro di Roma. Arrivati nei pressi del monumento i due uomini si appartano e cominciano a baciarsi appassionatamente, fino a che una gazzella dei carabinieri li nota, li ferma e li conduce in caserma. Atti osceni in luogo pubblico il reato contestato. Di lì a poche ore scoppia il finimondo.
Sul caso intervengono le associazioni omosessuali strepitando di presunte discriminazioni ai danni dei gay e denunciando il trattamento che i militari dell’Arma avrebbero riservato ai due ragazzi, Roberto, 27 anni di Roma e Michele, 28. E la vicenda assume toni da crociata. Anche perché proprio nella zona in cui i due ragazzi sono stati fermati, via San Giovanni in Laterano, verrà inaugurata il primo agosto la Gay street di Roma.
«È un fatto gravissimo - è il commento del presidente Arcigay Roma, nonché responsabile Gay help line, Fabrizio Marrazzo - in quanto mostra come ancora oggi le coppie omosessuali sono considerate di serie B da molti».
Iniziano a circolare quindi le due versioni. Quella della coppia e, successivamente, quella fornita dai carabinieri. Che, neanche a dirlo, non combaciano quasi per niente. «Ci stavamo baciando e basta - ha raccontato Roberto, che però ammette: avevamo di appartarci in un posto tranquillo, in cerca di intimità. Non c’era nessuno e abbiamo cominciato a baciarci. Poi sono arrivati addirittura sei carabinieri su tre auto. Ci hanno fatto anche svuotare le tasche e perquisito. Successivamente ci hanno portati in caserma. Ancora non riuscivamo a crederci. Non sono stati per niente gentili e anzi hanno fatto di tutto per metterci a disagio». Subito dopo la denuncia e l’invito a comparire davanti al giudice.
Per i militari le cose si sono svolte in modo differente. «I carabinieri intervenuti sul posto - ha riferito un alto ufficiale dell’Arma - hanno riscontrato tutti gli estremi per procedere a una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non si trattava di un bacio e neanche di un abbraccio. Il bacio non è reato. La pattuglia è intervenuta perché la coppia stava palesemente violando l’articolo 527 del codice penale. Non c’è nessuna discriminazione. Se si fosse trattato di una coppia eterosessuale saremmo intervenuti allo stesso modo».
Ma monta la polemica politica. «Mi auguro che a questi ragazzi si chieda scusa», è l’incredibile commento del ministro della Salute, Livia Turco, che non dà alcun credito alla versione dei carabinieri. E la collega Rosy Bindi, ministro della Famiglia, aggiunge la sua sentenza: «Eccesso di zelo». Al coro si unisce un’altra donna di governo, Barbara Pollastrini, titolare delle Pari opportunità: «C’è davvero il rischio che possa crescere un clima omofobico, di sospetto e pregiudizi». Il deputato della Sinistra democratica Franco Grillini (ex presidente Arcigay) annuncia addirittura un’interrogazione parlamentare ad Amato.
Dal centrodestra, invece, arriva la solidarietà ai carabinieri. «L’unica cosa scandalosa in questa storia - le parole del vicepresidente dei deputati di Forza Italia Isabella Bertolini - è che, come sempre, gli unici a finirci di mezzo sono i carabinieri. C’è qualcosa di perverso nel nostro Paese». Per Carolina Lussana (Lega nord) «se era un atto osceno non c’è stata alcuna discriminazione». Per il coordinatore di Forza Italia Francesco Giro, invece, «non c’è motivo di dubitare della versione dei carabinieri».
tratto da il Giornale