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venerdì 21 settembre 2007

Comunismo: l’URSS dietro le BR e il terrorismo in Europa

Non ho mai avuto dubbi che all’origine delle Brigate Rosse ci fosse l’Unione Sovietica. E sono sempre stato convinto che sullo sfondo del caso Moro ci fosse lo scontro tra i due blocchi, quello dell’Est e quello dell’Ovest. In questo quadro l’Italia rappresentava il ventre il molle dell’Alleanza Atlantica e veniva massacrata dai Servizi Segreti del Patto di Varsavia».
Con queste parole, Franco Mazzola, nel 1978 Sottosegretario alla Difesa, quindi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per i Servizi Segreti nei governi Andreotti, Cossiga e Forlani, torna a parlare del sequestro Moro. L’occasione è la nuova pubblicazione del suo libro a cura dell’editore torinese Nino Aragno vent’anni dopo, stavolta con la firma dell’autore, che nella prefazione spiega anche perché nel 1985 decise di pubblicare con Rusconi scegliendo l’anonimato e scatenando interrogativi e sospetti.
«Nel corso degli anni della mia vita di parlamentare avevo tenuto un diario nel quale annotavo giornalmente i fatti politici ma anche quelli famigliari e della vita quotidiana. L’esistenza di quel diario – scrive il sen. Mazzola – era abbastanza nota non solo nella cerchia dei miei amici, ma anche nell’ambiente politico e molti ritenevano che quelle pagine contenessero notizie inedite sulle vicende del tempo e capaci di gettare una luce sui fatti del terrorismo ed in particolare su molti aspetti oscuri della vicenda del sequestro e dell’assassinio di Moro».
La prima edizione de I giorni del diluvio andò esaurita in pochi giorni e non ne venne pubblicata una seconda. «Ho sempre avuto il dubbio – afferma l’autore all’“ADNKRONOS” – che fosse stato ritirato».
L’ex-Sottosegretario alla Difesa, componente del Comitato di crisi per il sequestro Moro che Francesco Cossiga istituì al Viminale, ribadisce la sua convinzione che «all’origine del terrorismo in Europa ci fosse il Kgb, con il suo potentissimo primo direttorato centrale che utilizzava i cecoslovacchi per le operazioni, per poi sostituirli con i bulgari quando Jan Seina passò all’Occidente nell’agosto del ‘68».
A quasi trent’anni dal rapimento del Presidente della DC da parte delle BR, Mazzola ammette che «poco o nulla è stato detto di come siano andate effettivamente le cose». Ad esempio: «ho sempre considerato incredibile – osserva – che la Renault 4 rossa delle BR potesse aver attraversato Roma la mattina del 9 maggio con il cadavere di Moro nel bagagliaio per arrivare a via Caetani. Quella macchina non ha percorso molta strada. E ritenevo invece che il falso comunicato del lago della Duchessa, del 18 aprile 1978, non fosse opera dei Servizi Segreti, ma al contrario un’idea partorita da qualcuno interno alle BR come diversivo per poter spostare l’ostaggio da una prigione all’altra. Ricordo di aver avvertito io stesso Cossiga che il lago era ghiacciato, ma vollero effettuare ugualmente tutte le ricerche».
Nel 1978 il Sisde, Servizio Segreto per la Sicurezza Interna, aveva due mesi di vita. La legge 801 era appena entrata in vigore e il sen. Mazzola rammenta come il gen. Giulio Grassini, neodirettore dell’ intelligence civile, disponesse di quattro stanze e venti persone: «si lamentava di non riuscire a fare nulla. Nel ‘79 e nell’80 ero Sottosegretario ai Servizi e dovetti ingaggiare un braccio di ferro con il Direttore del Sismi, Giuseppe Santovito, che non voleva passare al Sisde il materiale che riguardava gli affari interni».
«In questo quadro mi riesce quindi difficile ritenere – osserva ancora il sen. Mazzola – che quelle strutture potessero avere un controllo capillare delle Brigate Rosse tanto da avere persino delle basi nelle stesse zone che ospitavano i covi dell’organizzazione guidata da Mario Moretti».
Sebbene tutti i nomi siano in codice, ne I giorni del diluvio si riconoscono senza difficoltà i protagonisti dello scenario internazionale del 1978. Il colonnello Gheddafi, il capo dei Servizi Segreti libici, Yalloud, il leader dell’Olp Yasser Arafat, il colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut, l’uomo che venne incaricato di stabilire un contatto con le BR durante i 55 giorni del rapimento Moro.
L’ex Senatore ammette infine di essere sempre stato convinto della responsabilità dei bulgari per l’attentato a Papa Giovanni Paolo II. «Nell’estate dell’82 rilasciai un’intervista ad una tv inglese dichiarando che i bulgari avevano ereditato il ruolo dei cecoslovacchi come braccio armato dei Kgb per le operazioni terroristiche. La tv italiana, alla quale gli inglesi offrirono il servizio, la mandò in onda alcuni anni dopo».
Corrispondenza romana

sabato 25 agosto 2007

Fanny Ardant in delirio: "Curcio un eroe"

"Curcio un eroe"
PARIGI, 23 agosto 2007 - "Renato Curcio? Un eroe che ha combattuto per una scelta di libertà e che non si è arricchito come altri ex terroristi diventati uomini d'affari".
La dichiarazione choc è dell'attrice Fanny Ardant ed è stata mandata in onda oggi dal Tg2 delle ore 13 che ha ripreso alcuni brani di un'intervista rilasciata ad una testata transalpina dalla Ardant, prossimamente ospite alla Mostra Internazionale del Cinema. In pieno delirio, l'attrice francese si è lanciata in un'appassionato elogio delle Brigate Rosse. Nemmeno una parola per le centinaia di vittime dei terroristi negli anni di piombo né tantomeno per i loro familiari. La sortita della Ardant sta scatenando un pandemonio in Francia, Paese notoriamente ospitale verso i terroristi italiani sino a quando all'Eliseo non è arrivato Sarkozy. Tant'è vero che ieri è stata arrestata Marina Petrella, condannata all'ergastolo con sentenza definitiva al termine del processo Moro ter e latitante Oltralpe da quindici anni.
Bertolini: "Vergogna. Chieda scusa ai famigliari delle vittime e all'Italia"
Durissime le reazioni anche in Italia: "Fanny Ardant chieda scusa ai familiari delle vittime e all'Italia'' -attacca Isabella Bertolini vicepresidente dei deputati di Forza Italia - ''Vergogna, vergogna, vergogna. La signora Ardant chieda immediatamente scusa alle migliaia di famiglie italiane colpite negli affetti dalle Brigate Rosse e all'Italia.
Affermare che Curcio e' un 'eroe' - aggiunge - e' semplicemente raccapricciante. Curcio era forse un eroe quando dal carcere rivendicava ed applaudiva l'assassinio di Aldo Moro e, parafrasando Lenin, affermava che abbattere un nemico di classe era il piu' alto atto di umanita' in una societa' divisa in classi? Alla signora Ardant un consiglio: prima di parlare di vicende che hanno portato tanti lutti nella storia di un paese, si informi meglio.
Il fenomeno brigatista - prosegue Isabella Bertolini - purtroppo, e' riuscito a vivere e a prosperare anche grazie a tanti radical-chic che ritenevano i brigatisti degli eroi, proprio come ha fatto lei.
Signora Ardant eviti commenti del genere ed evitera' di offendere la memoria di magistrati, poliziotti, carabinieri, politici, imprenditori, operai e gente comune assassinata anche grazie al suo 'eroe' Renato Curcio''.